Legge Cirinnà: 10 anni e numeri deludenti
Legge Cirinnà: 10 anni e numeri deludenti
Abstract: La Legge Cirinnà compie dieci anni e i numeri delle unioni civili, da sempre bassi, sono in caduta libera. Probabilmente il Paese di tutto ha bisogno men che mai di provvedimenti che interessano un numero irrisorio di cittadini.
I dati Istat registrano, allo scoccare dei dieci anni dalla Legge Cirinnà, numeri molto bassi di coloro che hanno approfittato della possibilità di unirsi in una unione civile. In Italia nell’anno 2024, ultimo dato consolidato, sono state registrate 2936 unioni civili. Numero che corrisponde ai matrimoni che nella città di Roma vengono celebrati in due mesi circa.
Per 3000 coppie in un Paese di 59 milioni di abitanti in Parlamento è stata combattuta una guerra durata anni a difesa di diritti imprescindibili che non potevano più essere negati. Su questo altare legislature sono state sacrificate e coalizioni che sembravano indistruttibili hanno miseramento visto la loro fine.
Ma se a stupirci è l’esiguo numero suddetto, maggiore stupore lo dovremo provare per il fatto che questo è in calo. Meno 3.1% nei primi mesi del 2025 a conferma che è un istituto che si depotenzia prima ancora di raggiungere la maggiore età.
L’Istat ha avuto modo di misurare anche gli scioglimenti che sono pari a 300 mello stesso anno 2024 vale a dire che una unione su dieci è già finita e l’età media di coloro che si uniscono civilmente si aggira sui 45 anni per gli uomini e 38 per le donne. Non sono giovani che vogliono essere protagonistai della loro storia e della Nazione ma formalizzano relazioni già in essere apponendo loro un triste timbro arcobaleno. In dieci anni dalla emanazione della Cirinnà le unioni in tutto sono state 24.000 e questo dato non sembri una conquista perché in Italia solo nel 2025 sono state perse 296.00 persone in più dei nuovi nati e mentre in dieci anni abbiamo perso una città come Verona le unioni civili sono state irrisorie..
Il saldo tra morti e nati è ormai in continua decrescita e mentre la politica si affannava su questa tematica il Paese reale moriva di altro.
Il numero medio dei figli per donna è sceso a 1,14; la Sardegna è allo 0.086.
I matrimoni sono scesi a 165.000, in trent’anni l’Italia ha perso la metà delle coppie che si sposavano e nessuno ha speso tempo ed idee per fermare questa emorragia ma, in compenso, si lavora sempre alacramente per cancellare la festa dei papà dalle scuole e addirittura anche quella della mamma sostituite da una generica festa della famiglia.
Famiglie ormai che sono composte da una sola persona (37% dei totali) mentre le coppie con figli sono ferme al 28% e i dati inclementi rendono un Paese non più delle famiglie ma delle solitudini.
Nessuno chiaramente nega la possibilità di dichiarare dei diritti necessari ma la questione che nessuno vuol vedere è quanto sia la sproporzione tra il clamore della Legge Cirinnà e l’effettivo bisogno nel Paese. Per anni si è combattuto per un qualcosa che gli italiani non vogliono più sia essi gay o etero. Nessuno fa i figli, i primi perché la natura non lo permette i secondi perché non li vogliono. Abbiamo sei anziani per ogni bambino sotto i sei anni.
Non serviva dunque una legge per 3000 coppie ma un cambio culturale, un lavoro certosino, uno sforzo collettivo per far nascere i 297.000 bambini che mancano.