Progetto famiglia

Cofamiglia
Cofamiglia

Progetto famiglia

 

Nel 6° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027 si legge: “L’impronta che la famiglia dà, attraverso la relazione, nella formazione della persona è, infatti, insostituibile, perché le relazioni affettive primarie sono quelle attraverso cui si costruiscono la fiducia e la personalità, si apprendono libertà e doveri, si fa esperienza dell’amore e della responsabilità. La qualità della vita di bambini e ragazzi risulta, dunque, forte­mente determinata dalla qualità delle relazioni familiari. In un tempo storico complesso come quello che stiamo attraversando, nel quale si assiste allo sfibrarsi del ruolo esercitato dalla famiglia e a una carenza delle competenze genitoriali di fronte alla complessità delle nuove sfide educative, risulta fondamentale riconoscere e recuperare la funzione naturale e centrale della famiglia nello sviluppo dei minori, accompagnando bambini e ragazzi attraverso un sistema integrato di servizi rivolti ai nuclei familiari”.

Nella famiglia odierna manca spesso la progettualità, in special modo la progettualità condivisa, per cui gli adulti fanno scelte il più delle volte adultistiche o egocentrate o proprio egoistiche. Tra queste mettere al mondo uno o massimo due figli o non averne affatto.

Un futuro senza zii e cugini: nel prossimo futuro la dimensione complessiva dei nuclei famigliari dovrebbe diminuire in modo permanente a livello internazionale. Se nel 1950 una donna di 65 anni aveva 41 parenti in vita, entro il 2095 una donna della stessa età ne avrà solo 25. Sono questi i risultati dello studio coordinato dall’Istituto tedesco Max Planck per la ricerca demografica (Mpidr), pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (dicembre 2023). “Si prevede che le reti familiari svolgeranno un ruolo essenziale nel contesto dell’invecchiamento della popolazione mondiale, che comporterà tassi di dipendenza più elevati e una maggiore pressione sui sistemi di sicurezza sociale. Questo perché la solidarietà familiare – cioè lo scambio di tempo, risorse emotive e finanziarie all’interno e attraverso le generazioni – è condizionata dalla disponibilità dei parenti. In parole povere, i parenti devono (almeno) essere vivi per fornire supporto” (dal report). Questo dovrebbe far riflettere gli adulti e i decisori pubblici sulle scelte quotidiane. Mettere su famiglia non è solo questione di possibilità economiche o una questione personale ma riguarda tutti, è lo sviluppo dell’umanità, è futuro.

I bambini hanno un grande senso della famiglia e hanno bisogno di entrambi i genitori (indipendentemente dalla compagine familiare) come rivelano sin dalla primissima infanzia nei disegni, nei giochi e in qualsiasi forma espressiva, ancor di più crescendo. E dalle forme di attaccamento dipendono molti disturbi, infatti le psicoterapie tengono conto di ciò. A causa di certe dinamiche disfunzionali, spesso i genitori si ritrovano - a lungo termine - i figli che hanno meritato, ma non sempre i figli hanno i genitori che meritano. La famiglia è il primordiale sogno e progetto umano. Basti considerare la storia umana e le battaglie giuridiche che si sono fatte e si fanno per la famiglia o le famiglie.

La scrittrice Michela Murgia affermava: “Muoversi in una famiglia come in un bosco”. La famiglia richiede cautela, curiosità, voglia e speranza di farcela, senso della sorpresa, cammino insieme verso la via di uscita dalle situazioni intricate, orientamento verso lo stesso orizzonte.

In una famiglia ci si pre-occupa e occupa a vicenda e ognuno ha un compito, così si realizza il disegno costituzionale della famiglia.

La saggista Lucetta Scaraffia scrive: “Troppe volte, per esempio al ristorante, si vedono bambini vivaci che disturbano il pasto dei parenti e che non vengono neutralizzati con parole apposite, o, nel peggiore dei casi, con qualche lieve pena corporale che li educhi a trattenere gli impulsi. No: io vedo che sempre queste crisi vengono risolte offrendo ai bambini un telefonino con cui giocare, cioè semplicemente spostando la loro voglia su altro. Crescono così incapaci di rinunciare, di trattenere il desiderio, crescono incapaci di rispettare i bisogni degli altri, pronti a tutto per ottenere ciò che vogliono. È il famoso e purtroppo diffuso metodo educativo che consiglia di non dire mai no a un bambino, ma semplicemente di spostare su altro la sua attenzione”. Per prevenire i problemi di violenza giovanile o di disagio o altro ancora non bisogna adottare o inasprire le punizioni o le restrizioni quanto recuperare l’educazione e la comunicazione in famiglia, a cominciare dal ritrovarsi tutti intorno alla stessa tavola almeno per un pasto e senza l’uso di device. L’educazione è la migliore forma di prevenzione e di soluzione perché è la migliore attività prettamente umana.

Il pedagogista Daniele Novara richiama: “Le fiabe e i giochi dei bambini appartengono alla natura profonda delle loro emozioni. Giudicare con categorie adulte li mortifica e ci impedisce di ascoltarli davvero”. L’ascolto comporta silenzio e tempo ed è quello di cui hanno bisogno i bambini. Ed è quello che i genitori “pretendono”, poi, dai figli adolescenti che non riconoscono più. Famiglia: mettersi l’uno al servizio dell’altro, l’uno in ascolto dell’altro.

Sono in aumento i disturbi del linguaggio e conseguentemente la necessità della logopedia perché, oltre alle cause genetiche o affini, in famiglia non si comunica, non ci si ascolta, non ci si racconta e i bambini sono tenuti davanti a dispositivi anche quando mangiano.

In famiglia si devono sì apprezzare i beni materiali ma non bramarli e vivere in loro funzione, perché da quest’ultimo atteggiamento nascono le dipendenze o disturbi vari (dipendenza tecnologica, shopping compulsivo…) ed è questa la malsana educazione che si trasmette oggi ai piccoli. L’educazione allo sviluppo sostenibile è integrale e comincia da subito, in famiglia.

Il presepe e l’arte presepiale (che è una tradizione familiare) dovrebbero insegnare che la famiglia è ciò che conta, ovvero un po’ di calore e tanto amore. Il resto è un di più o un di meno rispetto all’essenziale.

Lo psicologo Solomon Schimmel spiega: “Se sei infelice con tua moglie allora dalle un calcio e liberati di lei, senza riguardo per gli effetti che avrà sui figli. Se sei innamorato della moglie del tuo vicino, e vuoi iniziare una relazione, non lasciarti frenare da ristrettezze morali o considerazioni etiche che possano ostacolare di sperimentare la vita in pienezza. Il fatto che il tuo egoismo causerà sofferenze e danni ad altri non deve fermarti […] perché ognuno di noi è il centro del mondo, il mondo che conta per noi” (1997). In passato ci si sposava per mettere su famiglia “per sistemarsi”, oggi ci si sposa o si va a convivere per amore ma, spesso, senza alcuna consapevolezza di cosa siano l’amore e la coppia. Succede così che ci si lasci o si lasci con superficialità l’altro perché “non si prova più amore”, “perché si è cambiati”, “perché non si sente più niente”. E in questi casi, spesso, non mancano i danni anche alla salute, in particolare ai figli.

Il bioeticista Paolo Marino Cattorini sostiene: “La forma dell’amore è uno stile di coraggio coltivato creativamente, confezionato nelle fogge sartoriali che gli esseri viventi possono indossare e animare affettivamente”. L’amore di coppia, l’amore in famiglia è fondamentalmente uno stile di coraggio.

La famiglia è come una fattoria in cui ci sono i fattori, faccende da sbrigare continuamente, ognuno fa qualcosa, si prova la fatica del quotidiano. Altrimenti diventa una fattoria abbandonata.

Lo psicologo Simone Olianti aggiunge: “Al cuore si comanda; ad amare si impara e si sceglie di amare. E questo non significa che dobbiamo farci violenza o accontentarci di una vita infelice, ma che possiamo educare i nostri sentimenti per trovare pienezza in qualcosa di grande, di bello e di duraturo, «perché, come recita uno splendido verso di Paul Eluard, l’amore ha il duro desiderio di durare»”. Famiglia: educarsi e educare all’amore, quello vero, duro ma duraturo. L’amore è più di un desiderio, è più di un sentimento, è il senso della vita, è la vita, per cui non può essere né patologico né tossico né a scadenza.

Ogni famiglia è un teatro (“alla Pirandello” o “alla De Filippo”). Teatro, parola da cui se ne possono ricavare tante altre: tetro, retto, etto, arte, torta, atto, rate, arto, otre, rotta... A ciascuno la scelta e la responsabilità di come o cosa fare del proprio teatro familiare.

La famiglia è come la terra, può essere una falda, una faglia o una falla. Può essere pure una farsa o una faida. Quanto può fare o non fare una famiglia!

La Giornata internazionale della famiglia è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 per riconoscere l’importanza della famiglia quale unità fondamentale della società. Oggi, però, i cambiamenti e le sfide che la famiglia contemporanea deve affrontare portano decisori politici e tutti i consociati (perché si è tutti responsabili e solidali) necessariamente a considerarne e rivederne gli equilibri (sempre più spesso precari e fragili), per continuare a garantirne il benessere e, allo stesso tempo, il ri-fiorire del potenziale unico e insostituibile della famiglia.