A Padova entra la Sharia con il primo Tribunale islamico
A Padova entra la Sharia con il primo Tribunale islamico
Abstract
Nella città di Padova appare una Camera Arbitrale Islamica Italiana con il compito di risolvere controversie civili fra musulmani sulla base della Sharia e non della Legge italiana. Nasce un sistema giuridico parallelo.
Nella città di Padova prende forma una Camera Arbitrale con un “Tribunale Sciaraitico” in via Armistizio n. 13. Il suo Statuto la definisce una associazione non riconosciuta costituita ai sensi degli art.36 e seguenti del Codice civile Italiano con l'obiettivo di promuovere l'arbitrato nella comunità islamica italiana. Un organismo privato, dove lo Stato rimane estraneo, che rischia di creare ordinamenti giuridici paralleli come già accaduto in altri Paesi che iniziano ca va sans dire a pagarne le negative conseguenze; basti pensare alla Gran Bretagna, Svezia, Germania e Francia tanto per indicarne alcune.
Il Regolamento di tale associazione prevede l’applicazione prioritaria della Sharia per le decisioni secondo diritto e l’interpretazione del Paese di origine se le parti condividono la stessa cittadinanza, mentre la legge italiana rimane come residuale, da applicare laddove nella Sharia sussista una lacuna in materia. Le controversie non dovranno superare i 5000.00 euro e l’impianto procedurale avrà una impronta religiosa.
Appare ovvio quale sia il nodo procedurale della questione ovvero che la Legge italiana non può essere considerata integrativa poiché l’autonomia negoziale si ferma necessariamente difronte a norme inderogabili, diritti fondamentali, uguaglianza e giusto procedimento e la possibilità di scegliere un arbitrato non può sottrarsi a capisaldi costituzionali.
Nella confusione che regna sovrana deve rimanere chiaro che garantire la libertà religiosa non comprende che un gruppo o dei precetti confessionali vadano a sostituire la legge italiana facendola divenire residuale se non inutile.
Un organismo privato in Italia non può rivendicare la gestione delle controversie con un procedimento sciaraitico facendo di fatto far penetrare i precetti religiosi nella vita quotidiana.
Sarà necessario salvaguardare il primato dello Stato di Diritto poiché la tutela della Fede, di tutte le Fedi, rimane inattaccabile ma la giustizia non potrà mai divenire confessionale. Questi accadimenti devono essere controllati, monitorati ed anche vietati se occorre, al fine, di verificare che sotto “la libera adesione” non si annidi una coercizione per soggetti deboli e una pretesa di sottrarsi alle libere leggi di una libera terra quale l’Italia.