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L’impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore: ordinamenti giuridici di due Stati mediterranei a confronto (Italia e Tunisia)

21 marzo 2016 -
L’impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore: ordinamenti giuridici di due Stati mediterranei a confronto (Italia e Tunisia)

Nel presente lavoro verrà analizzata l’impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore in due ordinamenti giuridici di due Stati mediterranei: Italia e Tunisia.

Quando si parla di impossibilità sopravvenuta è importante distinguere se l’impossibilità sia dovuta al debitore o meno, per stabilire se la responsabilità ricadrà su di esso, cioè se il debitore sia inadempiente o se l’obbligazione si estingua con conseguente liberazione del debitore.

L’impossibilità sopravvenuta affonda le proprie radici in un epoca molto remota.

Mohamed Mahfoudh ripercorre alcune tappe storiche dove si parla di impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore. Nel codice di Hammurabi è previsto, come riferisce Mahfoudh [2001: 168], che se un coltivatore, si ritrova il raccolto distrutto dal dio delle intemperie o dalle inondazioni, egli non è tenuto, per quella annualità, a restituire le sementi avute a prestito né gli interessi che avrebbero prodotto. Il codice di Hammurabi prevede: “48. Se qualcuno ha un debito per un prestito, e una tempesta danneggia i cereali, o il raccolto perisce, o i cereali non crescono per carenza di acqua; in quell’anno non ha bisogno di dare al creditore alcuna quantità di cereali, egli lava nell’acqua la tavola in cui è segnato il debito e non paga alcuna rendita per tale anno”.

La formula “ad impossibilium nemo tenetur dà luogo in diritto romano alla regola nulla impossibilium obligatio est [ad impossibilium nemo tenetur donne lieu en droit romain à la règle nulla impossibilium obligatio est]” [Mahfoudh, 2001: 168]. Mahfoudh [2001: 168] prosegue l’excursus storico affermando che “la regola sarà ripresa dall’ancien droit français. Essa ha dato luogo alla massima “all’impossibile nessuno è tenuto” [la règle sera reprise par l’ancien droit français. Elle y donne lieu a l’adage qu’ A l’impossible nul n’est tenu”]”. Infine, Mahfoud [2001: 168] dice che “nel diritto musulmano, è possibile collegare all’impossibilità la formula “se è possibile, inizio da dove è possibile”  [en droit musulman, il est possible de rattacher à l’impossibilité la formule Laïça fi’l imkan, abda’a mimma kan]”.

Occorre, ora, verificare cosa prevedano i due ordinamenti giuridici esaminati (italiano e tunisino) a proposito dell’impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore.

Nell’ordinamento italiano, l’articolo 1218 del codice civile prevede che: “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”. Si parla di impossibilità non addebitabile al debitore quando “per una causa non imputabile al venditore, la prestazione diventa impossibile” [articolo 1256 codice civile].

L’ordinamento tunisino prevede (articoli dal 345 al 349 del Codice delle obbligazioni e dei contratti) uno specifico capitolo “dell’impossibilità di esecuzione [de l’impossibilité d’exécution]”. In particolare, nel code des obligations et des contrats l’articolo 345 stabilisce che l’obbligazione si estingue quando l’oggetto diviene impossibile naturalmente o giuridicamente. L’articolo 346 prevede la possibilità per il creditore se l’impossibilità è parziale di accettare l’esecuzione parziale o di “risolvere l’obbligazione”  totalmente. L’articolo 348 prevede che il debitore, senza essere inadempiente, è liberato quando l’obbligazione si estingue senza la volontà dei due contraenti.

Articolo pubblicato in: Diritto comparato, Diritto privato


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