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Prossimo congiunto e testimonianza: brevi riflessioni sulla facoltà di astensione secondo l’articolo 199 del codice di procedura penale

19 maggio 2017 -
Prossimo congiunto e testimonianza: brevi riflessioni sulla facoltà di astensione secondo l’articolo 199 del codice di procedura penale

La facoltà di astenersi dal deporre: ratio della disciplina ed eccezioni

Il processo, in particolar modo quello penale, è una vicenda umana oltre che giuridica: spesso le sue dinamiche non interessano soltanto le parti, ma vanno a coinvolgere emotivamente anche i familiari di queste ultime, compresi quelli che hanno acquisito un certo grado di conoscenza circa la condotta criminosa e possono, pertanto, fornire un contributo rilevante ai fini dell’accertamento giudiziale dei fatti.

Lo stretto legame intercorrente tra l’imputato e i suoi prossimi congiunti ha spinto il legislatore ad introdurre una disciplina ad hoc per regolare, in tali situazioni, l’acquisizione della prova dichiarativa. Se da un lato, infatti, le esigenze inerenti al raggiungimento della verità spingono verso l’obbligatorietà della deposizione, dall’altro è lo stesso ordinamento a proteggere il familiare che, in ragione del vincolo affettivo che lo lega al reo, potrebbe avere interesse a non arrecare, con le proprie dichiarazioni, un pregiudizio nei confronti dello stesso.

In tale prospettiva va letto l’articolo 199 del codice di procedura penale, il quale, derogando alla regola dell’obbligatorietà della deposizione testimoniale, prevede espressamente che “i prossimi congiunti dell’imputato non sono obbligati a deporre”. La ratio della disposizione è proprio quella di non mettere il familiare del reo di fronte ad un terribile aut-aut, ossia dinanzi alla sofferta scelta tra mentire o danneggiare inevitabilmente il proprio congiunto.

Ma vi è un ulteriore motivo, di stampo prettamente giuridico, che sottostà alla presente scelta legislativa: il fine è anche quello di scongiurare l’insorgere di false testimonianze che, essendo rese con lo scopo di evitare un inevitabile nocumento nella libertà del prossimo congiunto, non sarebbero comunque punibili ai sensi dell’articolo 384 codice penale.

Il legislatore ha scelto quindi di contemperare le esigenze sopracitate valorizzando la libera volontà del familiare del reo, al quale viene riconosciuta la possibilità di scegliere tra astenersi dal deporre e rendere dichiarazioni assumendo, in quest’ultimo caso, la qualità di testimone. La Corte di cassazione, del resto, ha specificato che il prossimo congiunto che sceglie di non astenersi è vincolato a tutti gli obblighi connessi allo status di teste, tra cui quello di deporre e di rispondere secondo verità, non entrando peraltro in gioco, in caso di falsa testimonianza, la scriminante di cui all’articolo 384 codice penale (cfr. Cass., sez. VI, 14 maggio 2013, n.42818).

Non mancano, in tale contesto, ipotesi in cui l’obbligo di deporre prescinde dalla volontà del soggetto: il medesimo articolo 199 del codice di procedura penale, infatti, prevede che i prossimi congiunti dell’imputato sono obbligati a rendere dichiarazioni “quando hanno presentato denuncia, querela o istanza ovvero essi o un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato”. È lo stesso codice dunque ad escludere la predetta facoltà di astensione per determinate categorie di soggetti che, tendenzialmente, non sono portatori di un interesse a proteggere il reo dall’eventuale condanna.



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