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La funzione sociogiuridica della scuola dell’infanzia

23 febbraio 2018 -
La funzione sociogiuridica della scuola dell’infanzia

Abstract

L’Autrice illustra le caratteristiche specifiche e il ruolo della scuola dell’infanzia per e nella crescita del bambino.

 

1. Il diritto alla scuola dell’infanzia

Attualmente la scuola è attaccata da più fronti ma quella più trascurata o ignorata, non solo nell’immaginario collettivo ma anche dai gradi scolastici successivi, è la scuola dell’infanzia tanto che è ancora impropriamente chiamata asilo o scuola materna.

La scuola dell’infanzia non è né asilo né scuola materna, né ludoteca né babysitting. Non è un servizio per i genitori, ma per i bambini, “tutte le bambine e i bambini dai tre ai sei anni di età” (dalla premessa relativa alla scuola dell’infanzia nelle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione” del 2012). Non è il luogo del girotondo e dei lavoretti (o non solo). È una scuola “speciale” in cui il bambino (e non il lattante o quasi, come nel caso di molti dei cosiddetti “anticipatari”) è tale, deve essere tale e lasciato essere tale, tra sensi e sensazioni, segni e simboli, scoperta e sperimentazione di sé, socializzazione sino alla scolarizzazione in funzione della scuola primaria. Spesso i genitori, però, e il resto della società (che non fa comunità) hanno scarso o nessun rispetto di tutto ciò e conseguentemente dei bambini, della specificità della loro età e di quello che comporta.

Quella specificità dell’infanzia decantata da Ada Fonzi, professore emerito di psicologia dello sviluppo: “Il linguaggio è una mescolanza tra suoni, immagini, emozioni e rappresentazioni, è un tutto globale, per cui le prime parole di un bambino non sono solo parole, ma incantamenti magici. Il bambino arriva così, nell’età della scuola dell’infanzia, alla creazione inconsapevole di vere e proprie metafore, di invenzioni poetiche per cui un cielo nuvoloso diventa per il piccolo Matteo di 5 anni un «cielo rattoppato di grigio». Perché tutto questo possa avvenire è però necessario il sostegno e la discreta stimolazione dell’ambiente, che inviti il bambino a sviluppare i suoi sensi, a giocare con le parole, a relazionarsi con gli altri”.



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