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Le intercettazioni nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani

21 settembre 2018 -
Le intercettazioni nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani

Indice

1. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo e le sue competenze

2. Rango delle norme della CEDU nell’ordinamento interno

3. L’articolo 8 della CEDU

4. La giurisprudenza della Corte di Strasburgo in materia di intercettazioni

5. Equiparabilità delle intercettazioni a un’ingerenza rilevante nei termini dell’articolo 8

6. Parametri di legittimità delle ingerenze derivanti dalle intercettazioni

7. Ambito dei soggetti tutelati dall’articolo 8

8. Ambito oggettivo

9. Modalità esecutive e misure per renderle conformi alla Convenzione

10. Pubblicazione sui mass media dei risultati delle intercettazioni

11. Sorveglianza strategica

12. Parametri di valutazione seguiti abitualmente dalla Corte per la rilevazione di eventuali violazioni

13. Qualche caso concreto

 

1. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo e le sue competenze 

È un organo del Consiglio d’Europa, un organismo internazionale sorto nel 1949 con il Trattato di Londra, da non confondere con le istituzioni dell’Unione europea con denominazioni affini.

La Corte è stata costituita nell’ambito della CEDU, sottoscritta a Roma nel 1950 dai dodici Stati che all’epoca componevano il Consiglio d’Europa ed entrata in vigore in Italia il 26 ottobre 1955 mediante la ratifica della L. 848/1955.

È composta da tanti giudici quanti sono gli Stati membri (uno per ciascuno di essi) che sono eletti dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e restano in carica per nove anni.

La sua organizzazione interna consta di giudici unici, comitati di tre giudici, Camere di sette giudici e la Grande Camera composta da diciassette giudici.

È l’organo cui spetta in via esclusiva interpretare e quindi “dichiarare” il diritto convenzionale e lo fa a seguito dei ricorsi interstatali o di soggetti privati (ma anche gruppi di privati e organizzazioni non governative) contro gli Stati contraenti allorché i ricorrenti assumano di essere stati vittime di una violazione dei loro diritti convenzionali da parte di tali Stati.

È tassativa condizione di ricevibilità dei ricorsi alla Corte il previo esaurimento delle vie interne di ricorso.

Al tempo stesso, la Corte non è un giudice di “quarta istanza” avendo il limitato compito di verificare se nei casi concreti portati alla sua cognizione si siano o meno manifestate violazioni della CEDU.

È bene comunque ricordare che con la sentenza 113/2011 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ articolo 630 c.p.p. (revisione del giudicato) per violazione dell’ articolo 117 comma 1 Cost. e 46 § 1 CEDU «nella parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza o del decreto penale di condanna al fine di conseguire la riapertura del processo, quando ciò sia necessario per conformarsi a una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo».

 

2. Rango delle norme della CEDU nell’ordinamento interno

La Corte costituzionale si è pronunciata al riguardo con le cosiddette sentenze gemelle, cioè le decisioni 348 e 349 del 2007.

La norma costituzionale che permette l’ingresso nel nostro ordinamento delle norme della Convenzione è l’ articolo 117 comma 1 nella parte in cui impone al legislatore di esercitare la sua potestà nel rispetto dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali.

La CEDU, pur non avendo dato vita a un ordinamento sovranazionale, è comunque un trattato internazionale che l’Italia si è impegnata ad osservare.

Ne deriva che le norme della Convenzione assumono nella gerarchia delle fonti un rango intermedio tra la Costituzione e la legge ordinaria e si configurano per ciò stesso come un parametro subcostituzionale.

Nella visione della Consulta ciò significa che quelle norme, per come interpretate dalla Corte di Strasburgo, possono operare in Italia solo in quanto conformi alla Costituzione ma, al tempo stesso, fungono da parametro interposto di riferimento per l’interpretazione delle norme di diritto interno. I giudici italiani sono quindi tenuti ad interpretare la nostra legislazione in modo convenzionalmente orientato, cioè conforme ai dettami delle norme CEDU. Se questa conformità risultasse impossibile, spetta ai giudici sollevare questione di legittimità costituzionale.

È quindi esclusa la possibilità di disapplicare direttamente la norma di diritto interno che appare contrastante con una norma CEDU.

 

3. L’ articolo 8 della CEDU

Questa norma sancisce il diritto di ogni persona al rispetto della vita privata familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.

Le autorità pubbliche non possono ingerirsi nell’esercizio di questo diritto fatta eccezione per i casi in cui l’ingerenza sia prevista dalla legge e sia una misura appropriata per una società democratica e necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del Paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Si comprendono bene a questo punto le ragioni per le quali questa norma ha finito per rappresentare il principale parametro di riferimento per la giurisprudenza che la Corte di Strasburgo ha creato e consolidato nella materia delle intercettazioni.

 

4. La giurisprudenza della Corte di Strasburgo in materia di intercettazioni

Nelle precedenti parti del manuale si è più volte fatto cenno a decisioni della Corte EDU su aspetti di dettaglio della materia intercettiva.

Qui si vuole offrire un quadro più sistematico.

 

5. Equiparabilità delle intercettazioni a un’ingerenza rilevante nei termini dell’articolo 8 

È anzitutto un principio consolidato – si confronti, tra le tante, Kopp c. Svizzera, 25 marzo 1998 – che l’intercettazione di conversazioni, e-mail e comunicazioni via internet, l’acquisizione dei dati esterni alle comunicazioni, la sorveglianza strategica e la sorveglianza via GPS costituiscono ingerenze nel diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza.

Anche le intercettazioni eseguite da privati su suggerimento della polizia costituiscono ingerenze.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
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