Cinque anni fa ci lasciava Umberto Eco, il super scrittore che amava i fumetti e i supereroi

Umberto EcoU
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Cinque anni fa se ne andava Umberto Eco, lo scrittore italiano più famoso del pianeta, l’uomo dei record, colui che con un solo romanzo, “Il nome della rosa”, ha vinto il premio Strega ed è stato tradotto in più di 40 lingue, vendendo più di 50 milioni di copie in tutto il mondo, ed è stato insignito di 40 lauree honoris causa.

Lo scrittore alessandrino era un grande appassionato di supereroi, che ha più volte analizzato e studiato nei suoi celebri e diffusi saggi.  In “Apocalittici e integrati” approfondisce il fenomeno e la mitologia di Superman e trova “… in personaggi come lui (tipo Batman o l’Uomo Ragno, che sono venuti dopo) il ricordo del superuomo dei romanzi d’appendice ottocenteschi studiati da Gramsci (e infatti poi ho intitolato “Il superuomo di massa” una successiva raccolta di scritti sugli stessi temi)”.

Cofondatore del D.A.M.S. di Bologna e docente di semiotica, che tra i tanti allievi annovererà anche Andrea Pazienza (il cui lavoro paragonerà nel 1992 all’espressionismo di Lous Ferdinand Celine) ha scritto anche un celebre saggio sulla nona arte e sui “Penauts” in particolare intitolato “Il mondo di Charlie Brown” pubblicato dalla “New York Review of Books”.

Un giorno Eco incontrò Charles Schulz, che aveva letto il suo saggio. Rammenta Eco che la prima cosa che gli chiese quando si videro fu: “Cosa ne pensa lei di Gesù Cristo?” Eco rimase perplesso. Ricorda così l’avvenimento “…io non ho saputo dirgli esattamente cosa pensavo e ho cercato di svicolare. Ho avuto conferma, però, che Schulz era un autore di testi filosofici e, a differenza di altri autori di fumetti, era convinto di sfiorare profonde verità religiose”.

Anche ne “Il nome della rosa” troviamo un omaggio a Snoopy: l’incipit è questo: “Era una bella mattina di fine novembre” chiaramente ispirato agli inizi delle storie di Schulz: “Era una notte buia e tempestosa”.

Altro suo grande amore il fumetto “Dylan Dog” pubblicato da Sergio Bonelli Editore. Nel numero 136 c’è un omaggio grande scrittore piemontese attraverso il personaggio di Humbert Coe, che aiuta il protagonista a risolvere un’indagine.

Cinque anni senza Eco, il più grande intellettuale italiano degli ultimi anni, colui che poco prima di morire, durante il discorso del conferimento da parte dell’ateneo di Torino  della laura Honoris Causa in “Comunicazione e cultura dei media”  disse dei social:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Fu vera gloria? Per noi, che siamo tra i posteri, fu gloria imperitura.