Dopo

Paesaggio
Ph. Anuar Arebi / Paesaggio

Non ce lo immaginavamo, non ce lo aspettavamo, ma è accaduto e adesso siamo tutti impegnati a superare questo difficile momento. Stiamo affrontando cose nuove con modalità mai viste, abbiamo sconvolto le nostre abitudini ed i nostri comportamenti sociali, le nostre economie verranno messe a dura prova e non sappiamo per quanto tempo dovremo convivere con il virus e come e quando questa situazione si ripresenterà in futuro.

Viviamo una situazione di totale incertezza, con un’unica consapevolezza: il mondo, quando tutto sarà finito, non sarà più lo stesso. Le nostre priorità, le nostre necessità, saranno diverse e anche se un primo effetto della libertà ritrovata potrà essere quello di comportarci come prima, magari cercando di recuperare il tempo perduto, in realtà questa esperienza avrà segnato indelebilmente i nostri comportamenti e il modo nel quale le persone e le comunità attribuiscono valore alle cose. Come dopo una guerra, si ricostruirà tutto, ma su basi un po’ diverse, per evitare che capiti di nuovo e che ci colga di nuovo impreparati.

In questo scenario, il ruolo sociale di quelle che chiamiamo startup verrà amplificato. Se ricordate una delle principali definizioni di che cosa è una startup, quella di Eric Ries, recita: “un’organizzazione umana progettata per creare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza”. Ed è proprio l’estrema incertezza, che caratterizza questo momento ed il tempo che ci aspetta, che potrà essere affrontata efficacemente con l’agilità e la capacità di comprensione dei nuovi bisogni, proprio delle startup. La rapidità di azione, l’assenza di vincoli burocratici, il coinvolgimento degli stakeholder per ascoltare meglio e agire come comunità, sono solo alcuni dei vantaggi che queste piccole creature economiche hanno rispetto alle aziende consolidate e alle burocrazie ingessate.

Cito solo un paio di esempi “nostrani” da esperienze degli ultimi giorni.

Il primo esempio non riguarda una startup nello specifico, ma come servizi nuovi possono rendersi utili per scopi diversi. Un’amica ha ricevuto una richiesta dal Policlinico di Modena per un’apparecchiatura urgente, importante nella lotta al Corona Virus. I tempi di approvvigionamento seguendo le normali prassi burocratiche ancora non sbloccate per l’emergenza era di tre mesi. In poco più di ventiquattro ore la cifra necessaria è stata raccolta e l’apparecchio ordinato. Questo grazie a due cose, oltre all’impegno della mia amica: il passaparola attraverso i social network, limitato peraltro alle conoscenze locali e un sito di crowdfunding che ha permesso di donare e convogliare immediatamente la somma ai promotori. Due cose che dieci anni fa nemmeno esistevano e che possono essere usate per molti scopi, alcuni di questi indispensabili nell’emergenza.

Un secondo esempio riguarda una startup di Milano, fondata da un team di ragazzi, perlopiù di origine calabrese. Questa startup che si chiama Comehome ha realizzato una piattaforma per permettere alle persone di organizzare eventi a tema nella propria casa ai quali possono partecipare tutti gli altri iscritti alla piattaforma. Insomma una piattaforma digitale per consentire alle persone di incontrarsi fisicamente e non solo virtualmente. Ovviamente con l’emergenza Covid 19 tutti gli eventi sono stati sospesi e annullati. Ma in soli cinque giorni i ragazzi hanno convertito la piattaforma in una piattaforma di eventi on-line dove da remoto le persone possono partecipare a corsi, aperitivi e serate musicali in casa dell’ospite, ma senza essere fisicamente là. E quasi tutti gli eventi sono andati immediatamente sold out.

Questi esempi, molto piccoli e apparentemente insignificanti ci fanno capire che, oltre ai farmaci e ai vaccini, dovranno essere creati gli antidoti sociali alle epidemie virali e gli strumenti di monitoraggio e controllo preventivi, per ridurne gli impatti economici. Ma c’è di più. Nuovi bisogni emergeranno e sarà necessario dare risposte a questi bisogni e non solo convincere le persone di avere inutili bisogni.

Ogni crisi crea opportunità e ci sarà l’occasione e l’obbligo di sfruttare queste opportunità, non per un mero fine di business, ma per risolvere i nuovi problemi che l’umanità si trova a dover affrontare, perché è a questo che le aziende servono davvero, non a fare soldi ma a risolvere problemi e più grandi sono i problemi e più è complesso risolverli, più grande è la sfida e più grandi sono le opportunità.

Nuove sfide ci attenderanno sempre più in futuro, il modello delle startup ha dimostrato di essere il più efficace per trovare più rapidamente le soluzioni, supportarlo è ora più che mai importante per migliorare il nostro futuro, e l’Italia, così duramente colpita in questo momento può svolgere un ruolo fondamentale.

Al lavoro quindi e diamoci dentro!