Il vino giusto per lei, avvocato

Vino giusto
Vino giusto

Ho voluto scrivere questo articolo per poter pensare a quali possano essere i vini ispirati all’austera figura dell’avvocato, un gioco che associa il vino al professionista, alla carta bollata, ai codici, alle leggi, alle aule di un tribunale.

Mi sono divertito, insomma, a pensare a quali possano essere i vini giusti e adatti da regalare a un avvocato, dividendoli tra bollicine, bianchi, rossi e dessert.

Pensando alla tradizione classica ma ineguagliabile di un esperto avvocato, inizierei con un Ferrari Giulio, riserva del fondatore, uno chardonnay in purezza, affascinante, appagante, suggestivo. Una delle riserve più prestigiose e costanti dei prodotti champenoise italiani. Un Trento Doc, dal colore giallo brillante con lievi riflessi dorati, dal perlage finissimo e persistente. Al naso esprime un bouquet di rara intensità e fragranza nel quale il fruttato è in perfetta armonia con i sentori di miele, abbinati a note di cioccolato bianco, spezie e agrumi. Al palato è elegante e armonico, di corpo vellutato e composito: le fragranze di miele, di acacia e fieno maturo ben si accostano alle note floreali. L’impatto è nobile e di grandissima persistenza.

Un vero purosangue, un fuoriclasse che si trova sui cento euro in enoteca, capace di ammorbidire anche l’avvocato più arcigno.

Per i bianchi stiamo ancora su uno chardonnay (tagliato, però, con un 10 % di grechetti) per parlarvi del bianco più famoso d’Italia, anche questo uno dei pochi in grado di competere con i francesi quanto a durata e costanza. Sto parlando del “Cervaro della Sala” dei Marchesi Antinori. Di colore giallo paglierino intenso, al naso regala sensazioni di camomilla, miele e di pietra focaia. Un profilo olfattivo di grande fascino, che introduce ad un assaggio dalla spiccata verticalità e sapidità, capace di conservare lo stile mediterraneo che da sempre lo contraddistingue. Al palato risulta infatti salino, fresco, con note vanigliate e leggermente burrose che si fondono elegantemente a sentori di frutta esotica e di agrumi.

Un classico dei bianchi italiani, un investimento di 35 euro che, se bevuto dall’avvocato, produrrà un adeguato sconto sulla parcella.

Per i rossi, servirà un investimento adeguato, perché parliamo di un mito dell’enologia, come Perry Mason o qualcosa di simile. Sto parlando del Brunello di Montalcino “Case Basse” di Gianfranco Soldera, un sangiovese (o sangioveto come lo chiamano da quelle magnifiche parti) in purezza, la cui bontà e degna del vino degli dei. Granato elegante e luminoso il colore, con raffinati riflessi aranciati alla vista. Gentili sentori floreali aprono l’ingresso al naso, che poi si sviluppa in maniera evoluta ed eterea, percependo inizialmente marasche sotto spirito e confettura di frutti di bosco, per poi virare su preziosi terziari di tabacco, di cenere, di humus e di smalto. Il palato è liscio e setoso nella trama tannica, di estrema armonia e importante nel retrogusto.

Un investimento, si diceva, tra i 500 e i mille euro, a seconda delle annate, ma se l’avvocato vi salva dalle patrie galere, beh, direi che tutto sommato si tratta di un vero affare!

Per il vino da dessert, infine, ho scelto qualcosa da sorseggiare mentre gustate la vittoria di una causa (niente di troppo caro, tranquilli, perché la parcella l’avrete già pagata…). Sto parlando del “Tre Filer” di Cà dei Frati, un sapiente assemblaggio di uve Turbiana, Chardonnay e Sauvignon Blanc.

Il “Tre filer” è un vino dolce ottenuto da uve surmature, capace di rimanere in equilibrio tra dolcezza, acidità e sapidità. Il “Tre Filer” è un piccolo miracolo che riesce a riassumere tutto ciò con sensazioni inaspettate. Un vino accogliente, fragrante con note di frutta secca e miele; è suadente ed emozionale e porta con sè tutto il sole dell’autunno. In bocca l’attacco è avvolgente ma è proprio l’acidità della Turbiana a renderlo esclusivo, lasciando il palato asciutto pur consentendo alle sostanze zuccherine di svolgere il loro compito fino in fondo. Incantevole con i formaggi erborinati ma anche con la pasticceria secca a base di pasta sfoglia e crostate di creme. Un vino ottimo anche semplicemente come vino da meditazione, è perfetto per accompagnare la crostata alla crema.

La felicità a portata di mano, con meno di quindici euro pronta per voi.

P.s. se invece avete perso la causa e la parcella è pure salata, allora fatevi due (meglio, tre) bicchieri del brandy tutto bolognese (Castel Maggiore) “Villa Zarri”, dieci anni, un capolavoro di profumi, sapore ed emozioni ottenuto distillando trebbiano romagnolo e toscano. Un brandy ambrato con sfumature oro verde. Al naso presenta note di uva sotto spirito, pellame, vaniglia, cannella, frutta secca e foglie di tè nero. In bocca carattere e calore fanno da apripista ad una fine e piacevole tessitura, che conquista e avvolge il palato.

Insomma, ne uscirete (probabilmente) sbronzi, ma almeno sarete felici e dimenticherete l’avvocato di cui sopra, almeno per un po’ (costo, euro 45 a bottiglia).