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La guerra in Ucraina vista con gli occhi di Olena: “Io svegliata dalle bombe”

La testimonianza di chi scappa dall'inferno
Ukrainian children fleeing Russian aggression in Przemyśl, Poland (Mirek Pruchnicki, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons)
Ukrainian children fleeing Russian aggression in Przemyśl, Poland (Mirek Pruchnicki, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons)

Si trovava nel letto di casa sua, a Vinnycja, quando i russi hanno iniziato a sparare. Il dramma della guerra e il viaggio in autobus per l'Italia con la nonna

 

È una fredda mattinata invernale di giovedì come tante altre a Vinnycja, città di 370.000 abitanti nell’Ucraina centro-occidentale, a 240 km dalla capitale Kyiv. L’orologio segna quasi le 8:00, ma Olena è ancora a letto: lo smart working le permette di evitare fastidiose levatacce e sbrigare comodamente da remoto le faccende legali della ONG ginevrina per cui lavora.

La giovane ragazza avrebbe volentieri preferito farsi svegliare dall’aroma di caffè caldo e dal profumo dei syrniki appena tolti dalla pentola. E invece ci hanno pensato le bombe dell’esercito russo, che alle prime luci dell’alba ha superato il confine e iniziato a “denazificare” il Paese su ordine del presidente Vladimir Putin. Uno degli ordigni cade proprio a pochi km dal palazzo multipiano in cui abitano Olena e i suoi familiari. Il letto trema, Olena sbalza e corre in cucina, dove incontra i nonni già svegli accanto al televisore: “È scoppiata la guerra”.

Nel ricordare quelle drammatiche ore, Olena sfoggia un italiano fluente, intervallato da sporadici intercalari emiliano-romagnoli – eredità degli studi universitari all’Alma Mater bolognese, dove si è laureata un paio di anni fa. Ci spiega come la scorsa settimana sia riuscita a tornare in Italia, a Pescara, principalmente per mettere al sicuro la nonna 75enne. Ma quella di lasciare la sua famiglia e l’Ucraina, ammette, non è stata una decisione a cuor leggero.

Qual è stata la tua prima sensazione quando hai sentito le bombe?

Ho subito escluso che potesse trattarsi di un terremoto, dato che qui in Ucraina è praticamente impossibile. Sebbene non sapessi ancora dell’invasione (iniziata alle 4:00 ora locale, NdA), mi sono resa conto che erano bombe russe dopo aver visto la trepidazione negli occhi dei miei nonni, già svegli. Da tanto tempo se ne parlava, ma nessuno credeva sarebbe potuto succedere così presto. E poi, nessuna persona sana di mente vuole la guerra. Sui social media scrivevano che da qualche giorno nel Donbass avevano iniziato a mobilitare la popolazione maschile, prendendoli da ogni dove – per le strade e nelle fabbriche – e consegnando un fucile a ciascuno. Mercoledì notte mentre ero andata a dormire con il timore che sarebbe scoppiata per davvero la guerra. Non ho fatto in tempo a svegliarmi ché era già iniziata.

Tra l’altro l’attacco è arrivato a poche ore proprio dal riconoscimento russo delle sedicenti repubbliche popolari del Donbass: Doneck e Luhans’k…

Il riconoscimento dell’indipendenza di Doneck e Luhans’k è stato un semplice atto formale, dato che la Russia di fatto già controllava le due cosiddette repubbliche. Lì la gente ha il passaporto russo e la moneta corrente è il rublo – a dimostrazione del fatto che quelle zone non sono in realtà controllate da coloro che se ne auto-proclamano presidenti, ma da Mosca.

Che impressione ti sei fatta della guerra?

Quello che sta avvenendo in questi giorni in Ucraina non è una “operazione militare speciale” (specoperacija), come la definisce Putin. È una guerra, senza giri di parole. Prima i russi hanno iniziato a bombardare le infrastrutture strategiche militari, ma ora stanno colpendo anche quelle civili, tra cui le centrali nucleari a Černobyl’ e Zaporižžja. Parliamo della più grande centrale nucleare d’Europa, un’arma di ricatto formidabile. Putin non sta solo provocando la morte di militari e civili ucraini, ma gioca a mettere in pericolo tutto il mondo. Senza contare che può lasciare senza luce ed energia tutta l’Ucraina.

Nella dichiarazione di guerra, Putin ha parlato di “denazificazione”, riferendosi alla classe politica salita al potere dopo la rivoluzione del 2014.

È paradossale che il Cremlino definisca noi ucraini come nazisti. Forse non sa, o fa finta di non sapere, che Zelens’kyj è un ebreo, il cui nonno morì in guerra contro Hitler. Ed ebreo lo era pure il suo predecessore, Porošenko. Dopo la rivoluzione di piazza Maidan, i “nazisti” hanno democraticamente eletto due ebrei, non è curioso? Il vero punto è che l’Ucraina è oggi un Paese libero e democratico, con problemi del tutto analoghi a molti altri Paesi democratici, compresa la piaga della corruzione. Quella della libertà è una strada che abbiamo scelto consapevolmente 30 anni fa, dopo secoli di oppressione russa e sovietica. La Russia evidentemente ha scelto un’altra strada, quella della dittatura.

Eppure, sempre secondo Putin, l’Ucraina è una creazione geografica dei bolscevichi, un non-Stato. Eppure è a Kiev che è nata la Russia. Tu che ne pensi?

Rispondere a uno squilibrato abituato a distorcere la storia per i propri scopi politici è inutile. Tra l’altro continua a sottolineare la natura slava e ortodossa del popolo ucraino. Lo stesso Putin che si è costruito una carriera nel KGB dell’Unione Sovietica, dove non esisteva alcun altro dio all’infuori del PCUS. Sia in ucraino che in russo c’è una differenza etimologica tra russkij (“russo” in senso storico) e rossijskij (“russo” della Federazione Russa). Russkij prende il nome della Rus’ di Kiev, l’antenata dell’Impero zarista che nel 988 venne battezzata al cristianesimo da Volodimir I di Kyiv. Insomma, è la Russia a essere nata a Kyiv, e non l’Ucraina a Mosca.
Certo, con i russi condividiamo tanti anni di storia comune. Nella famiglia di mio nonno (ucraino), sua madre (russa) e suo padre (polacco) si sono conosciuti durante la seconda guerra mondiale in Ucraina. Ma in tutti quegli anni, soprattutto negli anni sovietici in cui si è cercato di sopprimere l’uso dell’ucraino, le persone hanno continuato a parlare ucraino e mantenere tradizioni proprie.

Nelle intenzioni di Mosca, l’Ucraina dovrebbe diventare una sorta di Stato-cuscinetto e rinunciare a ogni velleità di entrare nella NATO o nell’UE.

Io sono convinta che conquistare l’Ucraina sia per Putin un obiettivo molto più personale che strategico. Anche Stalin diceva che senza Ucraina non potesse esistere la Russia. E poi, almeno per quanto riguarda la NATO, non credo che la Russia corra pericoli: la NATO non vuole l’Ucraina nell’Alleanza perché sa che si avvicinerebbe la guerra con la Russia, nessuno ha mai predisposto nemmeno un piano per l’ingresso. Anche Putin venti anni fa voleva avvicinarsi alla NATO ma è stato respinto. Forse il suo atteggiamento verso l’Occidente è cambiato proprio da qual momento, oltre al fatto che gli americani avevano promesso a Gorbačëv che la NATO non si sarebbe estesa ad est.

Putin ha tra l’altro fatto intendere che l’intervento serve anche a ritrovarsi un’Ucraina con armi nucleari, ma è una minaccia verosimile?

Al crollo dell’URSS, l’Ucraina era il terzo Paese al mondo per numero di armi nucleari, dove si svolgeva il grosso della ricerca e della produzione di bombe atomiche. Poi però, nel 1994, venne firmato il memorandum di Budapest per far terminare la produzione di armi nucleari in Ucraina: migliaia di testate vennero affidate alla Russia per essere smantellate, e in cambio la Russia e l’Occidente promisero di garantire la nostra indipendenza. Quindi con queste affermazioni Putin non solo mente sui fantastici “piani nucleari” dell’Ucraina, ma si rimangia la parola che la stessa Russia aveva dato…

Che in Ucraina combatta anche qualche filo-nazista, però, è vero. Ad esempio l’ormai famigerato battaglione Azov, gruppo di volontari di estrema destra con una simbologia che richiama al nazismo.

Beh, in ogni Paese esistono estremisti di entrambi i lati politici. Il battaglione Azov da noi è stato costituito dopo l’invasione russa della Crimea e all’inizio della guerra nel Donbass, quindi in circostanze non proprio piacevoli e che si prestano alla causa nazionalista, incluse le degenerazioni di estrema destra. Ci tengo a chiarire che però il loro è un orientamento estremamente minoritario nell’esercito e nella popolazione. In Ucraina abbiamo sempre convissuto pacificamente con chiunque: da noi si parla ucraino, russo, ungherese, bulgaro. Nessuna persona è stata mai oppressa in base alla lingua che parlava o al gruppo etnico di appartenenza. E bisogna ricordare che dal 2014 in Donbass i russi hanno iniziato una guerra dove entrambe le parti si sparano addosso e contano vittime, non solo una.

Ma torniamo a te: con tua nonna avete lasciato l’Ucraina, come più di 2 milioni di tuoi connazionali dall’inizio delle ostilità. Com’è stato il viaggio che ti ha portato in Italia?

Lungo e straziante. Quando ero ancora in Ucraina ho visto minivan pieni zeppi di bambini accompagnati da nonni e zii per portarli al sicuro dai genitori che lavorano all’estero. Una scena che mi è rimasta impressa nella testa e nel cuore. Anche sull’autobus che ci ha portato in Polonia c’erano moltissime donne con zaini o valigie con lo stretto essenziale, assieme ai propri figli piccoli oppure con i membri più anziani delle famiglie. Quasi sempre le giovani madri cercavano di giochicchiare, di leggere qualche libro ai bambini, per non fargli capire che cosa stesse succedendo tutto intorno e per esorcizzare la paura di non rivedere i propri mariti, fratelli, padri rimasti a combattere per la nostra libertà. Anche per loro, quelli rimasti, bisogna continuare a parlare dell’Ucraina.