Patrizia Cavalli, la poesia di una donna

Patrizia Cavalli (Todi, 1947), una delle maggiori poetesse italiane
Patrizia Cavalli fotografata da Dino Ignani  (credits; dinoignani.net)
Patrizia Cavalli fotografata da Dino Ignani (credits; dinoignani.net)

Patrizia Cavalli, la poesia di una donna

Patrizia Cavalli, classe 1947, è nata a Todi ed è considerata una delle maggiori poetesse italiane del ventesimo secolo (e pure ventunesimo).

Patrizia Cavalli ha debuttato nel 1974 con la raccolta pubblicata dall’editore Einaudi di Torino “Le mie poesie non cambieranno il mondo”, titolo che fa subito capire la pasta poetica e lo stile poetico del verso di Patrizia Cavalli, caratterizzato da una complessa tecnica che usa metriche classiche ma con un lessico e una sintassi molto moderne, senza manierismi o patetismi, lasciando spazio a un linguaggio comune, contemporaneo e familiare.

La poesia di Patrizia Cavalli si muove tra ironia e immagini sofferte, tra gioia di vivere e fatica nell’andare avanti, tra crudo verso e immagine dolcissima.

Una poetessa, dunque, in cui tutto e il contrario di tutto fanno parte del suo DNA femminile, DNA che si ritrova nel verso delicato e misurato, smussato, come una antica lima.

Tutte le poesie di Patrizia Cavalli sono meravigliose ed evocative, e sceglierne una sembra davvero una impresa impossibile. Così, ho aperto quella che è la mia raccolta preferita di Patrizia Cavalli, “Poesie”, ed. Einaudi, uscita nel 1999 e subito diventata silloge senza tempo di impagabile bellezza.

Questa poesia in particolare di Patrizia Cavalli, come sempre senza titolo, l’ho sempre trovata perfetta, con quel suo carattere sempre incerto e volubile (qualche volta azzurro/ e qualche volta no) o come la ricerca ostinata della felicità, rappresentata da quel voler trovare un cielo azzurro, spesso nascosto da una grigia cappa asfissiante.

Una poetessa dell’assoluto, Patrizia Cavalli, femminile nei gesti, maschile nelle reazioni, universale nei contenuti, sempre intenta a spargere carezze sulla vita, con una fisicità debordante, che spesso ci abbaglia, come il sole che sempre cerca.
 

Mi ero tagliata i capelli, scurite le sopracciglia,
aggiustata la piega destra della bocca, assottigliato
il corpo, alzata la statura. Avevo anche regalato
alle spalle un ammiccamento trionfante. Ecco ragazza
ragazzo
di nuovo, per le strade, il passo del lavoratore,
niente abbellimenti superflui. Ma non avevo dimenticato
il languore della sedia, la nuvola della vista.
E spargevo carezze, senza accorgermene. Il mio corpo
segreto intoccabile. Nelle reni
si condensava l’attesa senza soddisfazione; nei giardini
le passeggiate, la ripetizione dei consigli,
il cielo qualche volta azzurro
e qualche volta no.

Poesia tratta da “Poesie”, Einaudi, 1999