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Lo "stalking": lo stato dell’arte ed il disegno di legge del 18 giugno 2008

24 gennaio 2009 -

E’ sempre più oggetto delle cronache giornalistiche il fenomeno del c.d. “stalking”, termine che intende comprendere una variegata serie di atteggiamenti afflittivi di una persona nei confronti di altra, a mezzo di una persecuzione – fisica o morale – che giunge a compromettere il normale svolgimento della vita della vittima.

Lo stalking è stato ed è tuttora oggetto di copiosa giurisprudenza e, di recente, di uno schema di Disegno di Legge del Consiglio dei Ministri, con il quale si intenderebbe predisporre misure “tipiche” idonee a contrastare i fenomeni persecutori.

Chi può essere Stalker.

Lo stalking rappresenta un “reato comune”, ovvero realizzabile da chiunque: spesso è l’ex compagno di vita che non accetta la rottura di un rapporto affettivo, ma può anche essere un amico, un conoscente, un vicino di casa, un collega di lavoro, un compagno di classe o magari un estraneo incontrato per caso o un ammiratore “segreto”.

Nella maggior parte dei casi lo stalker è un uomo, ma ciò non esclude che possa anche essere di sesso opposto: non è infrequente che il soggetto abbia problemi di interazione sociale, o disturbi mentali, e che l’atteggiamento persecutorio abbia origine dalla convinzione di avere una relazione con l’altra persona o, magari, che perseguitando la vittima si possa instaurare con essa un rapporto sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una risposta negativa.

Le condotte che configurano lo “stalking”.

E’ difficile sintetizzare i comportamenti che possono configurare stalking. L’atteggiamento persecutorio si può manifestare in diversi modi: la giurisprudenza, in assenza – ad oggi - di una fattispecie ad hoc che reprime tale comportamento, ha cercato di delineare le condotte che possono configurare un illecito perseguibile[1].

La gamma delle condotte che possono essere qualificate come molestia assillante, pertanto, comprende, a titolo esemplificativo:

- raccolta di informazioni sulla vittima;

- appostamenti, pedinamenti o inseguimenti nei pressi del domicilio o degli ambienti (es.: luogo di lavoro), incontri “casuali” con la vittima nei luoghi da essa abitualmente frequentati;

- tentativi di comunicazione a mezzo di telefonate (oscene, mute o comunque indesiderate), lettere, biglietti, e-mail, sms, chat-lines, messaggi a casa, in ufficio o sull’auto, con fiori o oggetti non richiesti

- visite a sorpresa, violazione del domicilio a scopo di danneggiamento;

- graffiti, murales, scritte sui muri o atti vandalici con il danneggiamento di beni;

- rubare e leggere la corrispondenza della vittima, ordinare a nome di quest’ultima merci o servizi senza il suo consenso;

- minacce (scritte o verbali), aggressioni fisiche, ferimento o addirittura l’uccisione della vittima, di suoi familiari, amici o animali a lei cari.

Detti atteggiamenti, per essere qualificati come stalking, necessitano però di ulteriori requisiti:

- ovviamente, ed in linea con la necessaria sussistenza dell’elemento soggettivo negli illeciti civili penali, gli atti persecutori devono essere intenzionali;

- i comportamenti molesti devono essere “continuati”: devono in altri termini essere reiterati, insistenti (di giorno e/o di notte), perdurare per un intervallo di tempo (settimane, a volte mesi: secondo alcuni devono proseguire per almeno 4 settimane, e replicarsi per almeno una decina di episodi), in modo persistente e ossessivo. In caso contrario, il comportamento del molestatore potrà configurare eventualmente un altro reato o illecito, se ne contiene i requisiti sufficienti e necessari;



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Direttore responsabile: Antonio Zama
Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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