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I diritti educativi nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia

13 ottobre 2013 -

Abstract: Attraverso una breve disamina dell’atto internazionale, l’Autrice presenta gli aspetti molteplici, profondi e multiformi dell’educazione minorile, scavandone il significato.

Per far fronte alla cosiddetta “sfida educativa” ci si sforza di dare nuovi contenuti all'educazione parlando, fra le ultime, di educazione alla gentilezza, educazione alla cittadinanza economica. L’educazione è innanzitutto un diritto che si sostanzia in diritti educativi.

È interessante fare una lettura, in tale direzione, della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia sottoscritta a New York il 20 novembre 1989.

Il primo articolo in cui si parla di educazione è l’art. 20, relativo all'ambiente del fanciullo, in cui si legge la formula “necessità di garantire una certa continuità nell'educazione del fanciullo”. La locuzione “continuità nell'educazione” è usata, a livello nazionale, solitamente nell'ambito scolastico, invece dovrebbe ispirare ogni intervento educativo e soprattutto la coppia genitoriale. Per continuità s'intende azioni costanti e coerenti, che diano radici e che tengano conto che “un figlio è una persona e la vita di una persona è un continuum dall'attimo in cui viene concepita al momento in cui muore” (la scrittrice Oriana Fallaci ). “Cultura ed educazione sanciscono la continuità della storia che si incarna nei pensieri e nelle azioni quotidiane. Il destino dell’umanità futura dipende dalle scelte del nostro presente” (lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro).

Nell'articolo 24, relativo alla salute del fanciullo, si parla di “educazione dei genitori” (anche se riferito alla pianificazione familiare). L’educazione dei genitori, intesa anche come automaieutica, è necessaria proprio per il benessere dei fanciulli, pensando ai numerosi casi di famiglie patologiche o patogene. Da qui la necessità di interventi di sostegno alla genitorialità, in maniera coordinata e mirata, che accompagnino e mantengano sempre in allenamento i genitori come un “tapis roulant” e non in maniera eccezionale o sostitutiva, come una “stampella” o una “protesi”.

Nell'articolo 28, interamente dedicato all'educazione, si riconosce “il diritto del fanciullo ad avere un’educazione” e non “il diritto di essere educato”, come si legge nella nostra legislazione, per esempio nell'articolo 315 bis del codice civile (aggiunto dalla Legge 219/2012). L’essere educato può far pensare ad una posizione di soggezione, di passività, invece avere un’educazione fa pensare ad un’interazione, ad una relazione perché l’educazione è relazione ed è nella relazione. Nell'articolo 28 si legge, poi, “piena realizzazione di tale diritto”, espressione simile si trova solo nell'artico 24, relativo alla salute. Perché salute e educazione sono presupposti dell’interezza della persona, della sua libertà e della sua realizzazione.

Infatti, nelle scienze umane si usa il vocabolo “realizzazione” per esprimere “realizzazione della persona”, “realizzazione del sé”, o altre affini. Nella Convenzione si parla di “realizzazione” in generale negli artt. 41, 43 e 44 a coronamento di tutti i diritti del fanciullo e degli obblighi contratti dagli Stati. Da questa lettura sistematica dell’intera Convenzione si evince ancor di più la rilevanza dell’educazione e della sua realizzazione. Continuando la lettura dell’art. 28 si trova la locuzione “sulla base di eguali opportunità”, unica in tutta la Convenzione, perché l’educazione è fonte di eguali opportunità ed è essa stessa un’opportunità.

Nel testo dell’articolo 28 si identifica, poi, l’educazione con l’istruzione. Alla lettera d) si parla di “informazione educativa”, come dovrebbe essere ogni informazione soprattutto se diretta ai bambini. Nel paragrafo 2 dell’art. 28 vi è il binomio “disciplina scolastica” e “dignità umana”, che non dovrebbe essere trascurato da docenti e discenti. Secondo alcuni etimologi “dignità” ha la stessa origine dei verbi latini “dicere”, mostrare, dire, e “docere”, far conoscere, istruire; quindi tra disciplina (dal latino “discere”, imparare) e dignità vi è una profonda connessione.



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