Ho perso il lavoro a 50 anni e non ho perso la fiducia

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Bologna, un venerdì tardo pomeriggio di primavera non particolarmente vivace, entro in un bar del centro storico per un aperitivo. Seduto defilato ad un tavolino vicino alla vetrina principale intravedo Michele, un amico di lunga data mio coetaneo che da diversi mesi non sento. Saluti di prammatica e la consueta simpatia, e mi scappa la frase: “Uhè Michele, certo che saranno almeno 3 mesi che non ti fai sentire, ti ho mandato un paio di Whatsapp ma sei peggio di un latitante…!”.

Michele mi guarda, sembra non aspetti altro che essere innescato. Gli occhi gli brillano di una luce particolare quando inizia a raccontare: “Sai Giorgio ho avuto un po’ di casini: ho perso il lavoro 4 mesi fa, ma aspetta che ti racconto”, e di fronte al mio disagio per la frase inopportuna e soprattutto per l’affermazione a seguire inizia a raccontarmi la sua esperienza, partendo dal colloquio con il suo capo che gli comunica l’intenzione dell’azienda di lasciarlo a casa per una serie di motivi tutti opinabili (sarà vero …?).

Michele mi descrive lo sconcerto dei primi giorni dopo la notizia, il senso di inadeguatezza nei confronti degli ormai ex colleghi per la secondo lui ingiustizia subita e soprattutto la difficoltà di raccontare in casa il più grave insuccesso affrontato da quando ha iniziato tanti anni prima a  lavorare: la moglie preoccupata del futuro e delle probabili illazioni di amici e conoscenti (nonché dei famigliari più prossimi), mentre il figlio studente vorrebbe che il padre esplodesse il proprio rancore danneggiando non si sa bene come l’ormai ex azienda.

Passata la prima settimana di confusione e metabolizzato il pugno allo stomaco inizia la riscossa: Michele decide che deve reagire e mettere in atto una strategia adeguata, partendo dalla personale consapevolezza del suo valore umano e professionale che gli consentirà di superare quanto accaduto.

A questo punto la narrazione di Michele diventa impetuosa e mi sento davvero coinvolto emotivamente.

Mi racconta che il primo giorno da casalingo serve per organizzare la giornata-tipo del disoccupato “da battaglia”: si dà una disciplina come se non fosse cambiato nulla rispetto alla precedente occupazione, fissando un orario rigoroso di attività quotidiane che prevede sveglia alle 7 e preparazione scrupolosa degli appuntamenti della giornata, da dividere tra attività di rete (contattando amici e conoscenti per informarli della sua nuova veste e per proporsi per consulenze), setaccio su Linkedin e ricerca/formazione on line per modificare e migliorare il proprio approccio al lavoro.

Per completare il senso di svolta che intende dare al suo presente si impone di ritagliarsi uno spazio di almeno un’ora al giorno di attività fisica aerobica, e tiene su computer traccia dei contatti raccolti, degli spunti, degli head hunter interpellati: una sorta di diario di bordo del suo nuovo lavoro.

Infine, per un sincero desiderio di riscatto, si improvvisa uomo di casa dedicando parte della giornata alla preparazione del pranzo e alle pratiche domestiche.

Michele si rende conto dell’enorme opportunità che gli viene offerta dalla nuova situazione in cui si trova: erano anni che per mille ragioni non aveva tempo di dedicarsi a se stesso, di investire per esempio sull’acquisizione di tecniche per presentarsi in pubblico e per preparare un CV che risultasse accattivante per gli HR managers di nuova generazione, di partecipare a seminari di aggiornamento su argomenti legati alla sua attività.

Scopre che Linkedin è un potente strumento professionale che se ben utilizzato consente di raccogliere i contributi di apprezzati formatori che danno preziosi consigli su come impostare in maniera efficace la propria ricerca lavorativa (una su tutte la tecnica cosiddetta del “Colloquio Diretto”) e altri suggerimenti che ti fanno sentire meno solo nella tua condizione di difficoltà e ti danno uno stimolo per non abbatterti.

I giorni passano ma non si concretizza ancora NULLA: 

nonostante l’invio di CV sia con sistema tradizionale di risposta alle inserzioni in Rete sia attraverso scelte più mirate,

nonostante l’attivazione di tutti i contatti professionali con i quali aveva condiviso esperienze di lavoro importanti,

nonostante un entusiasmo incrollabile e una attenzione maniacale a costruirsi un profilo Linkedin di rilievo,

non arriva nessuna proposta lavorativa.

In famiglia è complicato dimostrarsi lucidi e determinati, soprattutto quando i discorsi a tavola vanno inevitabilmente a finire sull’argomento lavoro, sulla conseguente angoscia per il futuro che si scontra con il desiderio che la situazione possa essere superata nel giro di poche settimane.

Michele mi confessa che una delle difficoltà maggiori incontrate è stata quella di rassicurare i famigliari e gli amici, che una volta imparato il suo nuovo status mostravano (come peraltro ho fatto anch’io durante il nostro incontro) un senso di disagio misto a preoccupazione e a un pizzico di commiserazione.

Alcuni contatti avviati dimostrano interesse verso Michele, ma non portano a nulla di concreto, altri rispondono in maniera molto educata e professionale che al momento non vi sono opportunità da proporre, la caccia su Linkedin e sul web porta a conoscere un vasto universo di altri cacciatori diversamente giovani come Michele che hanno attivato varie strategie, e il tempo trascorre inesorabile.

Eppure è tranquillo, sicuro di avere innescato un sistema virtuoso sia mentale che relazionale, convinto che a breve i risultati arriveranno.

Trascorse 8 settimane dall’inizio del nuovo corso, collezionati un numero significativo di contatti e addirittura i primi colloqui di lavoro, l’autostima riprende quota e si iniziano a delineare le prime concrete opportunità, che vanno valutate con ponderazione e rapidità fino alla conclusione finale stimolata dalla segnalazione decisiva di uno dei componenti del network personale.

La crisi è finita, il peggio è passato, la famiglia ritrova la vera serenità, i kg persi sono stati 5 e la soddisfazione è tanta: inizia una nuova affascinante avventura e in un contesto di vero interesse, e vaffa la recessione tecnica del 1° trimestre 2019, vaffa le difficoltà degli over qualcosa, vaffa i gufi e le Cassandre.

A questo punto, in una sorta di crescendo rossiniano, Michele prende fiato e mi sembra gli stia scivolando una goccia sulla guancia.

Per allentare la tensione gli butto lì: “… certo che tu potresti tranquillamente ricoprire la posizione del Navigator, con tutta l’esperienza che hai e gli ultimi 3 mesi trascorsi …”.

Mi guarda con uno sguardo tra lo stupito, il divertito e lo scocciato e mi chiede: “il Navi che? secondo te io perdo tempo a propormi per un ruolo per il quale la maggior parte dei candidati probabilmente non sa nemmeno da che parte si comincia? No grazie. Metterò comunque la mia esperienza e la mia piccola banca dati al servizio di tutti quelli che ne avranno bisogno, consapevole che al di là dei consigli le persone in cerca di occupazione necessitano di ascolto e strategie per uscire dalla propria condizione, in particolare di un piccolo supporto psicologico”.

Perché ho voluto raccontare di questo incontro?

Perché mi ha turbato fin dall’inizio, mi ha coinvolto emotivamente (conoscendo il protagonista), mi sono immedesimato per età e vissuto nell’avventura del protagonista come fosse stata la mia. 

Nonostante tutto questo, invidio Michele per quello che gli è successo, per essere riuscito a misurarsi con una sfida difficile, per esserne uscito in fretta e alla grande con una consapevolezza enorme.

Grazie Michele Agato per avermi autorizzato a scrivere questo pezzo e per avermi acceso un pizzico di speranza nel grigiore di questi tempi.