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IT - Corte di Cassazione: le Sezioni Unite si pronunciano sull’accesso a fini non istituzionali di un soggetto abilitato

20 ottobre 2017 -
IT - Corte di Cassazione: le Sezioni Unite si pronunciano sull’accesso a fini non istituzionali di un soggetto abilitato

La Suprema Corte si è recentemente pronunciata in tema di censurabilità della condotta del soggetto autorizzato ad accedere a banche dati attraverso l’uso di password o altri strumenti di log in che lo faccia anche per utilizzi diversi da quelli di ufficio.

 

L’accesso abusivo ad un sistema informatico

Ai sensi dell’articolo 615 ter, si parla di accesso abusivo ad un sistema informatico quando “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza[…]”.  Il punto 1 del secondo comma prevede inoltre una pena maggiore (reclusione da 1 a 5 anni) “Se il fatto è commesso da pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio […]”.

Proprio su quest’ultimo passaggio sono intervenute alcune importanti pronunce della Corte di Cassazione, prima fra tutte la sentenza relativa al caso Casani in cui la Suprema Corte ha considerato legittima la condotta di chi, avendo titolo per accedere al sistema se ne fosse avvalso per finalità diverse da quelle di ufficio (Sez. U. 27/10/2011, n. 4694, in Dejure).

A questa hanno fatto seguito altre due sentenze che hanno dato vita a due filoni interpretativi.

Secondo il primo nel caso in cui l’agente sia un pubblico dipendente “non può non trovare applicazione il principio di cui alla l. 7 agosto 1990, n. 241” che detta i criteri di svolgimento dell’attività amministrativa e che renderebbe ‘ontologicamente incompatibile un utilizzo dei sistemi informatici “fuoriuscente dalla ratio del relativo potere” (Quinta Sez., 24/04/2013, n. n.22024, in Dejure).

Per la seconda interpretazione invece  l’applicazione in tale modo della suddetta legge (l. 7 agosto 1990, n. 241) rischierebbe di dilatare eccessivamente la nozione di ‘accesso abusivo’ (Quinta Sez., 20/06/2014, n. 44390, in Dejure).   



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