William Faulkner, lo scrittore che vendette l’anima a Hollywood
William Faulkner, lo scrittore che vendette l’anima a Hollywood
William Faulkner (New Albany, 25 settembre 1897 – Byhalia, 6 luglio 1962), incarna lo stereotipo di scrittore bohemien, geniale ma squattrinato, costretto a pubblicare opere minori per pagarsi l’affitto. Difatti, nel 1932, dopo aver scritto grandi libri come “Luce d’agosto”, “L’urlo” o “Mentre morivo” si ritrova senza un soldo in tasca e con un credito di 4.000 dollari che un editore fallito mai gli salderà.
Un giorno, mentre sta comprando articoli sportivi, la commessa rifiuta un suo assegno da tre dollari. Si dice che Faulkner, stizzito e offeso, se ne sia andato rabbiosamente gridando che una sua firma vale ben più di 3 dollari!
Così, nell’aprile del 1932, gli arriva per posta una proposta contrattuale di sei settimane della Metro Goldwyn Meyer, 500 dollari la settimana (circa 9.000 euro di oggi). Faulkner non è entusiasta, ma accetta, come sempre alla ricerca di denaro.
C’è un problema però: non ha i cinque dollari che gli servono per rispondere agli Studios. Se li fa prestare dallo zio, e inizia il lavoro. Il primo giorno ce lo racconta Lisa C. Hickman nel saggio “The road to glory: Faulkner’s Hollywood years, 1932-1936”: “Arrivò agli Studios il 7 maggio del 1932: in ritardo, spettinato, ubriaco, con la testa che sanguinava. Non riuscì a sistemarsi, scomparve per nove giorni. In seguito, dirà di aver vagato per la Death Valley. Come ci era arrivato se distava almeno 150 miglia da Hollywood?”
Un giorno a una festa a casa di Howard Hawks, celebre regista e produttore cinematografico statunitense, incontra Clark Gable, che attacca Faulkner e gli chiede provocatoriamente: “Chi sono i migliori scrittori viventi?” Lui risponde: “Ernest Hemingway, Willa Cather, John Dos Passos, Thomas Mann e William Faulkner”.
Clark Gable obietta: “Ma tu sei uno scrittore?”. Risposta: “Certo, Mr. Gable. E tu, che mestiere fai?”
Faulkner odiava Hollywood. “Non mi piace il clima, la gente, la vita”, dice in un’intervista del 1951. “Sto male, sono depresso, ho la terribile certezza di perdere tempo”, scrive in una lettera. Hollywood cannibalizza lo scrittore, che, in 13 anni, lavora a 17 sceneggiature, tra adattamenti, collaborazioni con sceneggiatori più esperti e lavori a sua firma, tra cui il capolavoro “The Big Sleep” del 1946 di Howard Hawks, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall, tratto dal romanzo di Raymond Chandler.
Per rispondere a Clark Gable, Faulkner tre anni dopo vincerà il premio Nobel per la letteratura.