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Nuove norme antiriciclaggio: è davvero venuto meno l’obbligo di tenuta dell’archivio unico informatico (aui) e del registro della clientela?

29 settembre 2017 -
Nuove norme antiriciclaggio: è davvero venuto meno l’obbligo di tenuta dell’archivio unico informatico (aui) e del registro della clientela?

Ebbene, le nuove norme antiriciclaggio hanno eliminato gli obblighi di registrazione, così come quelli di tenuta dell’archivio unico informatico e del registro della clientela, la cui adozione non viene più espressamente prevista. Ma adesso, più che in passato, il singolo professionista, appartenente a uno studio associato, a una società di professionisti, o costituito in forma individuale, sarà tenuto a dimostrare che la propria struttura organizzativa è idonea a prevenire i rischi antiriciclaggio e di finanziamento del terrorismo, dimostrando di avere implementato tutte le procedure interne richieste per adempiere al dettato degli articoli 31 e 32.

In pratica, il legislatore ha stabilito che i presidi informatici, o il registro della clientela, non sono più obbligatori perché previsti dalla IV direttiva comunitaria antiriciclaggio[4]; visto, quindi, che l’articolo 32, comma 1, lett. c), Legge n. 234 del 24.12.2012, nel recare principi e criteri direttivi generali di delega per l'attuazione del diritto dell'Unione europea afferma, in particolare, che “gli atti di recepimento di direttive dell'Unione europea non possono prevedere l'introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse (...)”, il nostro legislatore si è visto costretto a non prevedere più come obbligatori l’archivio unico informatico e il registro della clientela.

Ma ciò, si ritiene, è sfociato solamente nella mancata previsione di uno degli obblighi formali previsti per il rispetto sostanziale dei presidi antiriciclaggio. La sua mancata previsione, dunque, non potrà essere legittimamente sfruttata dal professionista per giustificare il mancato rispetto degli altri obblighi di valutazione del rischio, identificazione, conservazione, adeguata verifica, segnalazione che, è il caso di dirlo, proprio i software antiriciclaggio facilitano.

 

[1]   Il comma 3 dell’art. 57, d.lgs. 231/2007 nel testo in vigore prima delle modifiche apportate dal d.lgs. 90/2017, stabiliva che “L'omessa istituzione del registro della clientela di cui all'articolo 38 ovvero la mancata adozione delle modalità di registrazione di cui all'articolo 39 è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro”.

[2] Il nuovo testo dell’art. 34, comma 3, afferma infatti che: “Fermo quanto stabilito dalle disposizioni di cui al presente decreto per le finalità di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, nel rispetto dei principi di semplificazione, economicità ed efficienza, le Autorità di vigilanza di settore, a supporto delle rispettive funzioni, possono adottare disposizioni specifiche per la conservazione e l'utilizzo dei dati e delle informazioni relativi ai clienti, contenuti in archivi informatizzati, ivi compresi quelli già istituiti presso i soggetti rispettivamente vigilati, alla data di entrata in vigore del presente articolo”.

[3] Si veda il Comunicato stampa n. 31 diffuso dal Consiglio dei Ministri il 24.5.2017, consultabile al seguente link: http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-31/7447.

[4] Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, Capo V, articoli da 40 a 44.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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