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La gestione penale del conflitto di interessi: tutela del penalmente rilevante e prospettive normative

12 aprile 2018 -
La gestione penale del conflitto di interessi: tutela del penalmente rilevante e prospettive normative

Abstract

Nel presente contributo, l’autore si sofferma sulla necessità della tutela penale del conflitto di interessi, solo in epoca recente formalizzato nell’ordinamento in sede amministrativa (articolo 42, comma 2, decreto legislativo. n. 50 del 2016). Nella prima parte del lavoro, diviso in due parti, di cui la seconda di prossima pubblicazione, analizza, dopo le dovute premesse, le soluzioni normative a sostegno dell’incriminazione del pubblico ufficiale che orienti la gestione dell’amministrazione pubblica nel singolo caso secondo l’interesse proprio o di terzi.

 

1. Introduzione

2. Il conflitto di interessi e la necessità del suo contrasto in ambito penale

3. La disciplina incriminatrice del pubblico ufficiale: prospettazione ed esegesi della disposizione.

 

1. Introduzione

Oramai da decenni, la tendenza generale dell’ordinamento è quella di ridurre l’area del penalmente rilevante. Il concetto di depenalizzazione non è solo un espediente giuridico di deflazione quantitativa delle fattispecie incriminatrici e dei procedimenti penali ma anche modalità attraverso cui giungere alla modernizzazione e allo snellimento del sistema sanzionatorio. In alcuni casi, sembra delinearsi l’equivalenza tra gli aggettivi “penale” e “vetusto”.

Occorre però affermare come il diritto penale non sia solo un vecchio e scomodo arnese, più o meno giusto nel momento storico attuale, ma un presidio necessario, un’utilità imprescindibile per un sistema che voglia essere connotato da autorità e serietà di risposta repressiva ed animo preventivo. Riconosciuta l’imprescindibilità dell’adeguamento alla realtà e alla società odierna, non si può certamente escludere la necessità delle norme penali.

Tale affermazione reca delle conseguenze di non poco conto sull’evoluzione del diritto sanzionatorio. Posta l’impossibilità e la non opportunità del declino del diritto penale, è indubbia la inesorabile avanzata del diritto amministrativo sanzionatorio. Tale rivoluzione, iniziata con il primo, organico intervento del 1981, è proseguita nel senso di fornire alternative dalla più spiccata ed efficace impronta preventiva, derubricando la fattispecie penale in illecito amministrativo o, in estremo, elidendo la rimproverabilità della condotta e adottando misure amministrative di prevenzione “a monte”. Si è utilizzato il termine rivoluzione, alquanto neutro, teso alla ricognizione del sovvertimento delle linee guida di pensiero. Si può parlare di evoluzione o involuzione? Più specificamente, l’interprete deve dirigere la propria opera ermeneutica alla valutazione dello spostamento di prospettiva nel campo delle sanzioni.

 

2. Il conflitto di interessi e la necessità del suo contrasto in ambito penale

Un primo passo per compiere una riflessione di amplissimo respiro, incontenibile negli spazi e nell’aspirazione generale di codesto contributo, è quello di comprendere se l’esigenza di snellire il sistema penale costituisce una vera e propria esigenza o se, piuttosto, si tratta di una prospettiva che non tiene conto delle lacune presenti nell’ordinamento. Alla pretesa completezza, ai limiti della superfetazione, del sistema penale si contrappone la sua parziale insufficienza, caratterizzabile nel senso di ritenere eccessiva e prossima alla pretestuosità la depenalizzazione incontrollata che si può prevedere sarà il leit-motiv della legislazione penalistica dei prossimi anni.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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