La libertà di pensiero è inviolabile

Costituzione scritta insieme
Giorgia Meloni e la libertà di pensiero
Giorgia Meloni e la libertà di pensiero

Ricordiamo tutti quel che nel nostro Paese si è verificato mesi fa?

Un fatto alquanto deplorevole: il libro autobiografico di Giorgia Meloni, edito Rizzoli, esposto con l’immagine di copertina a testa in giù.

Fatto accaduto, stando a quanto riportato dalle più importanti testate nazionali italiane, in una libreria della rinomata “La Feltrinelli”.

Quanto accaduto ci porta a riflettere, necessariamente, almeno su due fronti: il primo Costituzionale, il secondo socio-educativo.

Ora, preliminarmente, va chiarita una cosa: gli esseri umani sono tutti liberi così com’è il pensiero di ognuno.

Posto per assodato questo elemento inviolabile ricavabile non solo dalla nostra Costituzione (art. 21), ma anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (artt.18 e 19) nonché della Convezione europea dei diritti dell’Uomo (artt. 9 e 10), quale messaggio sociale si genera silenziando o restando indifferenti rispetto ad un gesto del genere (come riportato dal Corriere della Sera il 28 maggio scorso) senza che vi sia alcuna scusa, sanzione o quantomeno, minimamente, condanna morale?

Devastante!

Soprattutto perché si amplia la fetta di un totale disorientamento concettuale e culturale molto pericoloso: Giorgia Meloni è leader di una forza politica sì di destra, ma non fascista.

Diversamente sarebbe un partito da assoggettarsi alla normativa vigente come si dovrebbe per tutte quelle realtà politiche non ispirate alle dinamiche democratiche: cosa su cui, oggettivamente, c’è ancora un grande lavoro da fare attese le lacune di sistema.

Comunismo e fascismo hanno entrambi (la storia ce lo racconta) segnato l’umanità nel profondo: mai dovremmo dimenticare quanto, ancora oggi, gridano le anime nel ricordo di tutti i morti nei gulag sovietici e nei campi di concentramento hitleriani.

Proprio per costruire una nuova società i padri e le madri della Costituente vollero lasciare l’impronta indelebile della libertà sulle generazioni future. Come?

Anzitutto enunciandola nell’art. 21 della Cost. tra i c.d. “DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI” con ciò implicando un rapporto in radice bilaterale per l’individuo: il diritto di esprimersi, non per forza verbalmente ma anche in gesti, non deve ledere la sfera di libertà altrui ovvero mortificarla e, quindi, violarla.

È il senso comune al dovere di reciprocità alla base di quel che fu il patto sociale posto nell’intimo profondo della nostra Costituzione: dove da sinistra a destra si volle fortemente stare insieme rifiutando gli schemi dell’esperienza fascista.

Un dato storico importante ed imprescindibile è, anche simbolicamente parlando, l’atto di riconciliazione più significativo: proprio Togliatti, storico dirigente del Partito Comunista italiano, si prodigò a dare effettività al c.d. “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari” (entrato poi in vigore il 22 giugno 1946).

La morale di tutto ciò cosa ci può ancora insegnare nel 2022?

Che sia le parole sia i gesti hanno, sempre, un significato ed un riflesso decisivo sulla crescita o meno di una nazione sotto il profilo socio-culturale.

Quel che è accaduto con l’esposizione a testa in giù del libro di Giorgia Meloni non è che qualcosa, in buona sostanza, riferibile alla non conoscenza: il superamento storico delle nefandezze comuniste e fasciste, in quanto portatrici ideologiche della loro stessa degenerazione, è rappresentato proprio dalla nostra Costituzione.

Non attualizzare, anche con i gesti umani quotidiani, il rispetto dell’altrui pensiero (come diritto-dovere) significa non riconoscersi nella pienezza del dettato Costituzionale.

Il ché è di per sé indice di gravità poiché è in quell’apparente gesto di ludica estemporaneità che si palesa il “mal di testa” del presunto responsabile del fatto accaduto nella libreria Feltrinelli.

Rovesciare a testa in giù l’immagine di copertina di libro per protesta civile è un conto, idealizzare una fantomatica resistenza nel 2021, con ormai il 2022 iniziato, è indice di superficialità: motore nell’indifferenza e dell’indifferenza.

A prescindere dal libro di Giorgia Meloni in questione, che si tratti di autori di sinistra (che non significa per forza comunisti che si riconoscono nelle nefandezze degenerative) o di destra (che non significa per forza di cose che si riconoscono nelle scelleratezze causate dal fascismo) non è dirimente.

Quando il gesto di un intellettuale (ammesso che chi abbia commesso il fatto sia effettivamente tal responsabile) si decontestualizza rispetto alla maturità temporale ed alle conquiste civili della società in cui vive ci si trova davanti a dover definire quale incidenza abbia nel processo educativo nazionale che, si ricordi, passa anche attraverso i gesti e la testimonianza sul campo.

Non si può sfruttare, seppure inconsciamente od indirettamente, la democrazia a danno della classe non intellettuale la quale va garantita e tutelata nella sua legittima aspirazione ad avere, nell’ambito nazionale, una sacrosanta offerta pluralistica di pensiero.

Lo affermava Gramsci, un grande ed illustre comunista, il quale già teorizzava ad inizio secolo scorso la c.d. “progressiva estinzione del pensiero, politico e non” proprio perché legata al rischio degenerativo a cui la classe degli intellettuali può portare senza rendersene conto fino ad auto-condursi all’estraneità rispetto ai tempi che corrono.

Antonio Gramsci, il quale morì per la libertà di pensiero, disse appunto in merito (sempre tenuto conto del momento storico di vita) che “Tutta la classe colta, con la sua attività intellettuale, è staccata dal popolo nazione, non perché il popolo nazione non abbia dimostrato e non dimostri di interessarsi a questa attività… ma perché l’elemento intellettuale indigeno è più straniero degli stranieri di fronte al popolo nazione”.

Penserebbe Gramsci, allora, che nel 2022 ci vorrebbe un minimo di pensiero contestualizzato prima di porre in essere un gesto che ha comunque una portata sociale, soprattutto, sul piano culturale ed educativo?

L’intellettualismo disorientato è pericoloso perché può insinuare che il pensiero non sia uguale e non abbia la stessa dignità d’esistenza.

Invece, cari italiani, siamo tutti uguali. A testa alta.

Ricordiamocelo.