Attualità: monito ai magistrati del Procuratore Generale per l’utilizzo di Facebook

Attualità: monito ai magistrati del Procuratore Generale per l’utilizzo di Facebook
Attualità: monito ai magistrati del Procuratore Generale per l’utilizzo di Facebook

Molte, anzi, troppe le condotte scorrette dei magistrati, perpetrate attraverso comportamenti che portano a una generale sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti dell’operato di giudici e pubblici ministeri.

È quanto emerge dalla Relazione del Procuratore della Cassazione a margine dell’Assemblea generale della Corte sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2017 svoltasi a Roma lo scorso 26 gennaio, nell’ambito dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Durante il 2017, infatti, sono state 1.340 le notizie di possibile rilievo disciplinare (nel 2016 erano state 1.363),  mentre  l’89,7% dei procedimenti definiti sono stati archiviati con decreto motivato.

Questa sfiducia, sostiene il Procuratore Generale Riccardo Fuzio «può essere la conseguenza dei difficili rapporti tra politica e giustizia, in parte, può essere l’effetto delle soventi delegittimazioni o denigrazioni provenienti da parti o imputati “eccellenti”, ma può essere anche il sintomo che, a fronte di una quantità abnorme di processi che gravano su tutte le sedi giudiziarie, non sempre vi è una risposta qualitativamente adeguata di chi è tenuto a rendere giustizia».

Problematica seria, che si ricollega al fatto che certi comportamenti, seppur palesemente scorretti per l’opinione pubblica e la sensibilità corrente, non sono passibili di sanzione, in quanto giuridicamente e disciplinarmente considerati non rilevanti, ma espressione di un malessere che deve in qualche maniera essere contenuto, corretto e sanato.

Il riferimento è esplicito e rivolto ai social network, in particolare a Facebook® che, come afferma la relazione «tra i social network, è il più diffuso e utilizzato da tutti, compresi politici, giornalisti e magistrati».

Continua, infatti, il neo Procuratore Riccardo Fuzio: «Il fatto di possedere un profilo Facebook non potrebbe dirsi suscettibile, di per sé, di assumere valenza negativa per un magistrato. Bisogna invero saper utilizzare ogni mezzo di informazione, comunicazione che le moderne tecnologie mettono a disposizione. È un mezzo di possibile arricchimento culturale, se utilizzato bene. Il problema è che anche Facebook, come ogni altro strumento di comunicazione, televisione, stampa, blog, si presta a divenire mezzo attraverso il quale possono consumarsi reati, illeciti disciplinari, dichiarazioni improprie e quant’altro. Mezzo attraverso il quale possono realizzarsi diffamazioni e illeciti disciplinari conseguenti alla consumazione di questo reato, pur in assenza di qualsivoglia querela o semplice doglianza della parte offesa. Mezzo attraverso il quale un magistrato, pur senza violare codici penali o disciplinari, può violare le regole deontologiche e, comunque, mettere a rischio l’immagine della propria indipendenza e, con essa, la credibilità e la legittimazione sulle quali devono necessariamente fondarsi l’azione della magistratura ed il sistema della giustizia».

In ogni caso, conclude il procuratore, «Facebook è un mezzo idoneo a consentire anche ad un magistrato pubbliche dichiarazioni in violazione del generale dovere di riserbo che deve connotare sempre e comunque la sua condotta».

Infine, la Relazione fornisce qualche dato interessante.

Nel 2017 sono state esercitate in totale 149 azioni disciplinari di cui: 58 per iniziativa del Ministro della Giustizia e 91 per iniziativa del Procuratore Generale. I procedimenti disciplinari definiti nel 2017 si sono conclusi nel 65,6% dei casi, con la richiesta di giudizio; nel 28,9% dei casi, con richiesta di non farsi luogo al giudizio; nel restante 5,6%, con riunione ad altro procedimento.

Nel 2017 il numero totale di illeciti contestati diminuisce rispetto al 2016, passando da 268 a 246. Interessante è notare come il 47,6% delle accuse riguardi le violazioni del dovere della correttezza, il 38,6% della diligenza e quelle relative al comportamento al di fuori dell’attività giudiziaria rappresentano il restante 13,8.

(Intervento del Procuratore Generale della Corte Suprema di Cassazione nell’Assemblea generale della Corte sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2017)