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Whistleblowing - Cassazione Penale: la segnalazione è un vero e proprio atto di accusa e l’anonimato non è assoluto ma cede di fronte al diritto di difesa

01 marzo 2018 -
Whistleblowing - Cassazione Penale: la segnalazione è un vero e proprio atto di accusa e l’anonimato non è assoluto ma cede di fronte al diritto di difesa

La Corte di Cassazione, nella prima sentenza sul whistleblowing successiva all’entrata in vigore della legge 30 novembre 2017, n. 179, ha stabilito che la tutela della riservatezza dell’identità del segnalante non è assoluta in quanto, nell’ambito di un procedimento penale, trovano applicazione le norme previste dal codice di rito in tema di segreto, mentre, in un eventuale procedimento disciplinare, sebbene l’anonimato sia garantito dalla novella legislativa, esso può cadere qualora la conoscenza dell’identità del segnalante sia assolutamente necessaria per la difesa dell’accusato.

 

Il caso in esame

Nell’ambito di un procedimento a carico di un dipendente pubblico indagato per una pluralità di episodi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, truffa aggravata e falso ideologico in atti informatici, per aver – secondo l’accusa – effettuato visure telematiche o manuali e consultazioni di volumi dell’Ufficio presso cui era occupato, intascando personalmente denaro e consentendo agli utenti di non corrispondere i diritti dovuti, il Tribunale aveva sostituito la misura della custodia cautelare in carcere disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari con quella degli arresti domiciliari, così confermando la sussistenza di un quadro di gravità indiziaria a carico del prevenuto.

Avverso la suddetta decisione, i difensori dell’indagato proponevano ricorso per Cassazione, lamentando, tra le altre doglianze, l’inutilizzabilità delle risultanze delle intercettazioni in atti, per aver valorizzato, in funzione di integrazione dei gravi indizi di reato, elementi tratti da una denuncia anonima, in violazione di quanto previsto dall’articolo 203 del codice di procedura penale, nessun rilievo potendo avere la successiva identificazione del denunciante, altro dipendente pubblico che aveva inviato una comunicazione alla Direzione Centrale Audit e Sicurezza della Pubblica Amministrazione interessata attraverso il “canale del whistleblowing”, indicando quali accertamenti effettuare.



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