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231 - Cassazione Penale: onere probatorio difensivo differente in relazione alla qualità del soggetto agente

10 gennaio 2019 -
231 - Cassazione Penale: onere probatorio difensivo differente in relazione alla qualità del soggetto agente

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha specificato i diversi profili della colpa di organizzazione, fondante la responsabilità degli enti, in relazione alla qualità del soggetto agente e al conseguente diverso onere probatorio gravante sulla difesa in caso di mancata adozione di un modello organizzativo idoneo ai sensi della normativa 231.

 

Il caso in esame

La decisione della Cassazione trae origine dal ricorso proposto da una società, ritenuta responsabile dell’illecito amministrativo di cui all’articolo 25, comma 2, del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, correlato alle contestazioni mosse nei confronti di un suo dipendente, condannato nel medesimo procedimento penale per il reato di istigazione alla corruzione di cui all’articolo 322, comma 2, Codice Penale.

Con l’atto di gravame la società deduceva la violazione della legge processuale e la nullità di cui agli articoli 521 e 522 Codice Penale della decisione impugnata per difetto di correlazione tra la contestazione dell’illecito amministrativo posto a carico della società e la successiva sentenza di condanna, fondata non più sulla posizione apicale del dipendente e, dunque, sul modello delineato dagli artt. 5, comma 1, lett. a), e 6 Decreto Legislativo 231 del 2001, bensì sull’attribuzione al suddetto della qualità di soggetto sottoposto all’altrui direzione e vigilanza e, dunque, sul modello delineato dagli articolo 5, comma 1, lett. b), e 7, comma 1, Decreto Legislativo 231 del 2001. In tale ipotesi non avrebbe potuto parlarsi di derubricazione, essendo ravvisabile una responsabilità di natura ontologicamente diversa.

 

La decisione della Suprema Corte

Al fine di dare soluzione alla questione giuridica prospettata dalla difesa, la Cassazione ha inteso ribadire le caratteristiche principali della responsabilità amministrativa degli enti che, secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, trae origine da un fatto proprio degli stessi e si fonda sulla c.d. colpa di organizzazione, la quale può assumere profili diversi in considerazione della qualità del soggetto autore del reato-presupposto:

1. nel caso di reati-presupposto commessi da soggetti apicali, la colpa di organizzazione “trova espressione nell’art. 6, alla cui stregua l’ente, altrimenti responsabile, può opporre la prova della preventiva adozione e attuazione di idonei modelli organizzativi, volti a prevenire reati della specie di quello verificatosi, dell’affidamento del compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza dei modelli a organismo dell’ente dotato di autonomi poteri, della fraudolenta elusione dei modelli, della non ravvisabilità di un’omessa o insufficiente vigilanza";

2. nel caso di reati-presupposto commessi da soggetti non apicali, “la colpa, avente comunque il significato di rinviare ad un sistema complessivo di regole, è espressa dall’art. 7, in forza del quale l’ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza, inosservanza che è comunque da escludere in caso di preventiva adozione e attuazione di idonei modelli organizzativi”.

News pubblicata in: Diritto penale, Procedura penale


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