Polizia penitenziaria: la vicenda di Santa Maria Capua Vetere

Una vicenda oscura e terribile che il Gip ha definito “un’orribile mattanza”
Polizia penitenziaria
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Polizia penitenziaria: cos’è accaduto a Santa Maria Capua Vetere

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso un’ordinanza cautelare nei confronti di decine di agenti e funzionari della polizia penitenziaria in servizio nel penitenziario del medesimo Comune.

In calce allo scritto è allegato, per completezza informativa, il comunicato stampa della procura procedente dopo l'esecuzione della misura. E' finanche superfluo ricordare che vi si rappresenta una visione di parte in una fase iniziale del procedimento. 

Sono stati contestati i reati di tortura, lesioni pluriaggravate, maltrattamenti pluriaggravati, falso aggravato in atto pubblico, calunnia, frode processuale, favoreggiamento personale e depistaggio.

I fatti contestati si sarebbero verificati il 7 aprile 2020 e, secondo la ricostruzione offerta dall’accusa e avallata dal GIP, sarebbero la reazione alla protesta attuata il giorno prima da alcuni detenuti del reparto “Nilo” del carcere campano in seguito alla notizia di un caso di contagio da Coronavirus nell’istituto.

La protesta si esaurì nella notte tra il 6 e il 7 aprile ma, sempre secondo la tesi accusatoria, il provveditore delle carceri per la Campania decise ugualmente di inviare un centinaio di agenti nell’istituto ove si erano verificati i disordini.

Queste forze speciali avrebbero sottoposto a gravissime violenze i detenuti, costringendoli a denudarsi e inginocchiarsi per poi colpirli con calci, pugni, schiaffi e testate.

Alcune delle vittime sarebbero state portate in isolamento senza alcun provvedimento che legittimasse la misura.

A pestaggio concluso, alcuni agenti avrebbero falsamente accusato dei detenuti di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni e due medici dell’ASL competente si sarebbero prestati a falsificare referti per dare riscontro alle accuse. Sarebbero stati inoltre manomessi alcuni spezzoni dei filmati registrati dall’impianto di videosorveglianza.

Questi, in estrema sintesi, i fatti addebitati alla polizia penitenziaria, secondo la versione accreditata dal GIP che li ha inquadrati complessivamente come “un’orribile mattanza”.

Risultano coinvolti nell’indagine il provveditore regionale delle carceri per la Campania, il comandante del reparto di polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere, la funzionaria di polizia penitenziaria responsabile del reparto Nilo, altri funzionari e ispettori, numerosi agenti e i due sanitari di cui si è detto.

Dalle cronache di stampa emergono altri dettagli significativi.

L’inchiesta della procura sammaritana sarebbe nata su denuncia del garante dei detenuti della Campania e di detenuti o loro familiari e condotta dall’Arma dei Carabinieri.

Il sindacato autonomo polizia penitenziaria (SAPPE) ha emesso un comunicato in cui, oltre ad esprimere sorpresa e amarezza, definisce abnormi i provvedimenti cautelari e precisa che la polizia penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere non ha nulla da nascondere. Dichiarazioni analoghe sono state rilasciate dal sindacato polizia penitenziaria (SPP) che parla di provvedimento sproporzionato ed esclude che gli indagati abbiano operato di concerto e sulla base di una regia occulta.

La ministra della Giustizia Cartabia e insieme ad essa i vertici del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno rinnovato la fiducia nella polizia penitenziaria, pur rimanendo in attesa di un pronto accertamento dei fatti contestati.

Il senatore Matteo Salvini ha considerato “bizzarro” che siano stati arrestati agenti di polizia penitenziaria che hanno difeso se stessi e il loro lavoro ed ha preannunciato una visita a Santa Maria Capua Vetere per portargli la solidarietà sua e della Lega.

Questo è il quadro d’insieme e non è affatto superfluo sottolineare una volta di più che la vicenda sottostante dovrà essere oggetto di plurime verifiche giurisdizionali lontane nel tempo e che nel frattempo coloro che sono stati chiamati a risponderne godono del principio costituzionale di non colpevolezza.

Se tuttavia, in esito a queste verifiche, venissero confermate le accuse contro gli agenti di polizia penitenziaria e si traducessero in responsabilità conclamate in modo definitivo, bisognerebbe chiedersi come sia stato possibile che un’intera struttura organizzata gerarchicamente (quella dell’amministrazione penitenziaria campana) abbia determinato senza alcuna voce dissenziente e senza sacche di resistenza una ferita così grave alla legalità e, dopo averla inferta, abbia continuato ad operare per nasconderne le tracce e creare un’apparenza antitetica alla realtà.

Queste le domande essenziali del dopo.

Ma alcune domande è opportuno farle fin d’ora e su ciò che accade ora.

Polizia penitenziaria: le domande legittime

È legittimo o anche solo opportuno che sindacati rappresentativi di una categoria pubblica assumano con incrollabile fede una posizione così apertamente in conflitto con i risultati di un’indagine giudiziaria?

È saggia una visione “ideologica” per la quale chiunque indossi una divisa gode di una fede privilegiata e di tutele più forti rispetto ai comuni cittadini?

Ed altre domande è altrettanto bene farle ora ma su ciò che è avvenuto nei primi mesi del 2020.

Nella primavera dell’anno scorso, quando il COVID mieteva vittime a raffica, si registrarono proteste e rivolte in vari penitenziari italiani.

La valutazione dominante di quegli episodi fu che le carceri erano i luoghi meno esposti al contagio e che dunque, data la pretestuosità delle proteste, non poteva che trattarsi di frammenti di una strategia unitaria concepita dalla criminalità organizzata mafiosa per ottenere facili scarcerazioni.

Intervennero vari esponenti di primo rango delle istituzioni antimafia, diffusero la loro preoccupazione per una situazione di grave allarme per l’ordine pubblico e preannunciarono inchieste a tutto campo per comprendere e contenere il pericolo.

Oggi, a distanza di più di un anno, si sa per certo che il Covid-19 ha picchiato duro dentro le carceri contagiando indistintamente detenuti, addetti della polizia penitenziaria e impiegati amministrativi.

E c’è poi un’inchiesta, quella di Santa Maria Capua Vetere che, se confermata, racconterà una storia di violenza di cui i detenuti sono stati le vittime e uomini delle istituzioni i carnefici.

Ecco allora che la visione dovrebbe allargarsi, il dibattito dovrebbe estendersi, le iniziative istituzionali dovrebbero puntare a una migliore intelligenza dei fenomeni rispetto a quella semplicistica e unilaterale del recente passato.

Questo è l’auspicio.