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Violenza sessuale - Cassazione Penale: per la sussistenza del reato è sufficiente la mancata chiara manifestazione del consenso della persona offesa

15 dicembre 2016 -
Violenza sessuale - Cassazione Penale: per la sussistenza del reato è sufficiente la mancata chiara manifestazione del consenso della persona offesa

La Corte di Cassazione è torna a pronunciarsi sulla definizione degli elementi costitutivi del reato di violenza sessuale, affermando il principio innovativo secondo il quale affinché si possa considerare integrato il reato di cui all’articolo 609-bis del Codice Penale non si richiede da parte dell’agente un’azione violenta, né un effettivo dissenso da parte della persona offesa, ma la semplice mancanza di consenso all’approccio sessuale da parte di quest’ultima.

Il caso in esame

A seguito della dichiarazione di penale responsabilità da parte della Corte territoriale in ordine al reato di cui all’articolo 609-bis del Codice Penale, che riformava solo sul quantum della pena la sentenza di primo grado, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, affidandolo a tre motivi di doglianza, incentrati sulla ricostruzione della figura delittuosa di specie.

In particolare, l’imputato riteneva che ai fini della condotta di cui all’articolo 609-bis del Codice Penale fosse necessario un inequivoco e manifesto dissenso della persona offesa ai contatti sociali dell’agente, nonché la consapevolezza in capo a quest’ultimo del dissenso della persona offesa all’approccio sessuale, in assenza del quale verrebbe meno il dolo (necessario per il configurarsi del reato di violenza sessuale, non sussistendo nel nostro ordinamento alcuna fattispecie incriminatrice della violenza sessuale colposa), versandosi in una situazione di errore sul fatto, non punibile ai sensi dell’articolo 47, comma 1, del Codice Penale.

La decisione della Suprema Corte

Al fine di apprezzare la portata dirompente di questa pronuncia, è sufficiente richiamare in questa sede la formulazione letterale della norma incriminatrice, ossia dell’articolo 609-bis del Codice Penale, il cui primo comma così statuisce: “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”.

News pubblicata in: Diritto penale, Procedura penale


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