La situazione dell’Archivio di Stato di Firenze

Archivio di Stato di Firenze
Archivio di Stato di Firenze

Unisco volentieri la mia voce a quella del collega Gianni Penzo Doria (Link), condividendo pienamente lo spirito, il contenuto e gli auspici del suo contributo. La situazione da lui descritta per l’Archivio di Stato di Venezia non è affatto dissimile, tra l’altro, da quella che si è venuta a maturare da qualche anno a questa parte nell’Archivio di Stato di Firenze. 

La situazione creatasi a causa della mancata sostituzione del personale andato in quiescenza, soprattutto nell’area della accoglienza, fruizione e vigilanza già prima della esplosione della pandemia aveva contratto i servizi rispetto agli standard degli anni precedenti provocando il comprensibile malcontento dell’utenza. L’emergenza sanitaria poi ha naturalmente fatto il resto, peggiorando in maniera esponenziale la situazione e rallentando a dismisura quelle azioni – pure importanti – che il Ministero, e la Direzione Generale Archivi in particolare, avevano intrapreso per arginare almeno un poco l’emorragia di personale: i concorsi per l’area della vigilanza, sia a livello nazionale che regionale, infatti, sono stati interrotti per mesi a causa delle limitazioni introdotte per contrastare il diffondersi del virus e di conseguenza l’Archivio è ancora in attesa della contrattualizzazione delle 4 nuove unità di personale promesse. Per altre categorie altrettanto importanti, quali quelle degli amministrativi non vi è invece, almeno per il momento, alcun concorso o graduatoria da cui attingere o in cui sperare. Ciò costituisce un problema di non poco conto perché non avere personale amministrativo sufficiente significa anche spendere assai meno velocemente le pure ingenti somme che in questi ultimi tempi il Ministero è stato in grado di erogare per intervenire su impianti oramai obsoleti da tempo.

L’Archivio di Stato di Firenze è stato, quindi, da un anno a questa parte bersaglio di una campagna costante, pressoché mensile, di critiche, doglianze e segnalazioni. Il 3 maggio di quest’anno ha addirittura subito un mail bombing da parte di circa un centinaio di iscritti o simpatizzanti dell’Associazione Utenti dell’Archivio. A tali note sono seguite anche in giugno quella della Deputazione di Storia Patria della Toscana (10 giugno) e quella del 16 giugno a firma congiunta dell'Associazione Amici di «Ricerche Storiche», dell’Associazione di Studi Storici Elio Conti, della Redazione della rivista scientifica «Ricerche Storiche».

È sulla nota di questi ultimi enti che vorrei soffermare la mia attenzione perché costituisce un esempio lampante di uno di quegli aspetti che Penzo Doria ha definito ‘l’equivoco di fondo’, ossia la convinzione, da parte di alcuni, che «le restrizioni [quelle imposte dalla necessità del contenimento del Covid19] siano una sorta di “scudo punitivo” alzato dagli archivisti contro i frequentatori».

Rimando al testo delle Associazioni in link in calce e presento qui di seguito la mia risposta del 17 giugno:

 

Al Presidente dell'Associazione Amici di «Ricerche Storiche» Prof.ssa Maria Pia Paoli

Al Presidente dell'Associazione di Studi Storici Elio Conti Prof. Giuseppe Vittorio Parigino

Alla Redazione della rivista scientifica «Ricerche Storiche» Prof. Francesco Mineccia

Oggetto: Segnalazione degli utenti sul funzionamento dell’Archivio di Stato di Firenze

Gentili Presidenti, Gentile Redazione

rispondo alla vostra del 16 giugno u.s. Nella vostra nota lamentate “lo stato assai critico venutosi a creare presso l’Archivio di Stato di Firenze, la cui Direzione sta mettendo pericolosamente a repentaglio il lavoro di studenti, giovani ricercatori, professori, ricercatori indipendenti e ogni altro tipo di utente, ostacolandolo senza alcuna giustificazione plausibile”, il fatto che “l’accesso all’Archivio è stato esasperatamente ridotto molto al di sotto del limite sostenibile con le esigenze di sicurezza del personale e degli utenti” e da ultimo che “non tutte le attività lavorative e i servizi si sono dovuti fermare in modo così drastico e irrazionale, come è stato fatto con la ricerca scientifica presso gli archivi e le biblioteche pubbliche, rendendo questi Istituti, nei fatti, inaccessibili all’utenza”.

Non spetta a me esprimere giudizi in merito alle decisioni governative in merito alla gestione dell’emergenza nei luoghi della cultura sintetizzate all’indirizzo https://temi.camera.it/leg18/temi/lemisure-adottate-a-seguito-dell-emergenzacoronavirus-covid-19-per-il-settore-dei-beni-e-delle-attivitculturali.html.

Posso dichiarare tuttavia, che l’Archivio ha cercato comunque sempre, anche nei periodi di chiusura al pubblico più drastica degli uffici pubblici (cosiddetta zona rossa), di creare invece le condizioni migliori per potere soddisfare le esigenze espresse dai propri innumerevoli utenti nel rispetto dei pesanti limiti imposti dallo stato di emergenza sanitaria riconosciuta dal marzo 2020 e prorogata sino al 31 luglio p.v. dall’ultima delibera del Consiglio dei ministri del 21 aprile 2021.

Ogni decisione presa in merito al numero dei posti in Sala Studio e dei servizi resi alle varie tipologie di utenti che ruotano attorno all’Archivio è stata assunta quindi, e non poteva essere altrimenti, non per semplice arbitrio della Direzione bensì ai sensi delle normative e dei protocolli sanitari vigenti e condivisa con la figura del Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione (RSPP) assegnatoci dal superiore Ministero.

I parametri in merito al distanziamento imposti agli istituti di cultura a suo tempo e ancora vigenti - come anche richiamato recentemente (11 giugno 2021) da una nota a tutti gli istituti ministeriali del Responsabile incaricato dal Ministero del Sistema di Governance dei sistemi di prevenzione integrati relativi a sicurezza e salute nei luoghi di lavoro - non sono stati ad oggi oggetto di modifiche. Potrà sembrare contraddittorio rispetto alle progressive ‘aperture’ di altre realtà (esterne all’Archivio), ma è così e non dipende certamente dalla volontà della scrivente.

Le prescrizioni anti Covid 19 valgono in generale e ancor più nello specifico dell’Archivio di Stato di Firenze dove, come si è più volte comunicato all’utenza, il ricambio dell’aria in molte parti dell’edificio tra le quali la Sala di studio e i magazzini è reso particolarmente difficile, se non impossibile a causa delle caratteristiche dell’impianto condizionamento da cui tutto dipende. Spiace dovere entrare nel dettaglio tecnico, ma il numero dei posti disponibili deriva dalla ragionata valutazione del combinato disposto delle necessità rilevate dal RSPP  di 1) garantire il distanziamento tra gli studiosi; 2) non sovraffollare uno spazio dove non è possibile ricambiare l’aria se non con l’apertura delle finestre a causa dell’impossibilità di utilizzare l’aria condizionata; 3) limitare il numero dei pezzi prelevabili nei magazzini (la permanenza nei magazzini stessi per il prelievo va ridotta al minimo come da prescrizioni del RSPP perché anche in questi ultimi - caratterizzati da un soffitto bassissimo e privi di finestre apribili - il ricambio d’aria è totalmente assente per via delle criticità rilevate negli impianti di condizionamento).

La decisione di ridurre la possibilità di consultare il materiale ad una sola volta ogni due settimane è stata molto sofferta, per tutti, ed ho personalmente tardato molto a prenderla. Alla fine, tuttavia, la situazione era divenuta insostenibile, sopraffatto come era l’Archivio dalle doglianze di tutti coloro che da mesi non riuscivano neanche a trovare posto una volta in Sala di Studio. Dalle verifiche fatte si è riscontrato infatti che per i 70 posti che sono messi a disposizione ogni settimana si sono contati - quando c’era ancora la possibilità di una prenotazione a settimana - circa 800 tentativi di prenotazione. Con l’introduzione della prenotazione bimensile questo problema è stato “risolto” per come si possano risolvere le situazioni in queste condizioni di emergenza. Capisco naturalmente che la possibilità di venire in Archivio due sole volte al mese è pochissima cosa per una ricerca in corso, ma è l’unico modo che si è trovato per garantire a tutti i richiedenti una pur ridotta possibilità di accesso.

Le prenotazioni delle due aule della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dove (senza riduzioni di numero di posti rispetto a quelli previsti per la Sala di Studio secondo le prescrizioni Covid) è stata temporaneamente trasferita l’utenza per via delle attività propedeutiche e dei lavori veri e propri per la messa a norma dell’impianto di condizionamento, sono tutte sempre prese. Le lettere che segnalano la difficoltà di accesso o di prenotazione da parte di utenti ‘esclusi’ sono cessate. Ciò è segno che la riduzione delle possibilità di frequentare la Sala a due volte a mese anziché quattro ha garantito sostanzialmente la possibilità di accedere alla Sala a gran parte dei richiedenti. Se riscontrassimo che dalle prenotazioni restassero posti vacanti si tornerebbe sicuramente alla modalità della prenotazione settimanale.

La durata dell’intervento sull’impianto che dovrebbe essere avviato a breve, come da stima del progetto, è di 80 giorni lavorativi (4 mesi) dalla data dell’affidamento. L’80% dei lavori sarà eseguita sul tetto in

corrispondenza della sala di studio, approfittando del periodo estivo. Se le prescrizioni sanitarie in merito al distanziamento dovessero essere ritirate o modificate sicuramente l’Archivio sarà il primo ad adeguarsi, per migliorare il servizio agli utenti. Non a caso, l’Archivio è stato tra i primi in Italia a mettere in pratica le disposizioni circa l’annullamento della quarantena per i pezzi dati in consultazione, secondo la normativa introdotta agli inizi dell’agosto scorso. Se ciò dovesse capitare quando ancora i lavori relativi alla Sala Studio saranno in corso, saranno predisposti più posti nelle aule della Scuola in ottemperanza alle nuove disposizioni; in alternativa, a lavori ultimati, riaprendo direttamente la Sala Studio.

Nell’assicurarvi, per quanto di competenza, il massimo impegno mio e del personale dell’Archivio per la risoluzione delle criticità segnalate, porgo cordiali saluti.

 

A differenza di quanto è accaduto con la Deputazione di Storia Patria della Toscana con il cui Presidente, Prof. Giuliano Pinto, è stato possibile poi intavolare un confronto franco e potenzialmente costruttivo, ancora non si è avuto riscontro da parte delle altre realtà.

Sarebbe auspicabile, invece, in nome degli interessi comuni e nel rispetto dei reciproci ruoli pensare a come dare sostanza ad una alleanza tra archivisti e storici, come già auspicato dal collega Penzo Doria. Solo così, si potrebbe provare a crescere insieme e meglio, provando a ottenere a livello ministeriale e governativo i necessari rinforzi agli istituti archivistici tutti (Soprintendenze archivistiche e bibliografiche comprese). E per rinforzi intendo, soprattutto, capitale umano stabile e qualificato per ciascun ruolo previsto in pianta organica.

Dal canto suo, comunque, l’Archivio di Stato di Firenze continua a lavorare con determinazione e entusiasmo per continuare a garantire i propri servizi al pubblico, custodire, studiare e valorizzare il posseduto, partecipare a progetti di ricerca nazionali e internazionali oltre che avviare importanti attività di cantiere sia nella propria sede sia in quella sussidiaria a Sesto Fiorentino. Lavori e attività fervono, nonostante tutto.
È dovere, certamente. Ma quando si lavora con questi numeri e in queste condizioni credo sia tutt'altro che mero 'dovere':  non posso quindi che ringraziare pubblicamente il personale dell’Istituto che ha reso e rende possibile, ogni giorno, tutto ciò!

 

***

All’Ufficio di Gabinetto dell’on. Ministro della cultura 

Alla Direttrice Generale degli Archivi dott.ssa Anna Maria Buzzi 

Alla Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze dott.ssa Sabina Magrini 

l’Associazione Amici di «Ricerche Storiche», l’Associazione di Studi Storici Elio Conti e la Redazione della rivista «Ricerche Storiche» ritengono di fondamentale importanza la ricerca sui documenti conservati negli Archivi, in particolare in quelli di Stato, che costituiscono la memoria e l’identità della nostra Nazione.

Le Associazioni e la Rivista, composte da studiosi di storia della Toscana medievale, moderna e contemporanea, vedono con crescente perplessità lo stato assai critico venutosi a creare presso l’Archivio di Stato di Firenze, la cui Direzione sta mettendo pericolosamente a repentaglio il lavoro di studenti, giovani ricercatori, professori, ricercatori indipendenti e ogni altro tipo di utente, ostacolandolo senza alcuna giustificazione plausibile. Inoltre, vengono danneggiati e/o fortemente ritardati tutti i programmi editoriali delle riviste scientifiche del settore.

Per quanto prima del 2020 vi fossero già state alcune riduzioni dei servizi, a partire dalla crisi pandemica, l’accesso all’Archivio è stato esasperatamente ridotto molto al di sotto del limite sostenibile con le esigenze di sicurezza del personale e degli utenti. I pochissimi studiosi che riescono a superare le farraginose modalità informatiche di prenotazione possono aspettarsi al massimo l’accesso per mezza giornata ogni quindici giorni.

Confidando nel fatto che la Direzione dell’Istituto sia consapevole di quali siano le incognite e gli ostacoli di un rigoroso studio dei documenti conservati presso il proprio Archivio, riteniamo inspiegabile il criterio adottato per tagliare così drasticamente il numero degli accessi, il tempo di permanenza e il numero di pezzi consultabili: tutti elementi, questi, incompatibili con un serio e articolato lavoro di ricerca. In queste condizioni possiamo affermare che la ricerca storica su Firenze e su gran parte della Toscana è diventata impossibile.

Nonostante gli eventi occorsi dall’inizio del 2020, abbiamo potuto constatare come non tutte le attività lavorative e i servizi si sono dovuti fermare in modo così drastico e irrazionale, come è stato fatto con la ricerca scientifica presso gli archivi e le biblioteche pubbliche, rendendo questi Istituti, nei fatti, inaccessibili all’utenza.

Le Associazioni e la Rivista, perciò, chiedono con forza al Ministero della Cultura, alla Direzione Generale degli Archivi e all’Archivio di Stato di Firenze di prendere efficaci provvedimenti che vadano nella direzione opposta a quanto finora deciso, garantendo un numero di accessi più elevato nella Sala Studio, un più elevato numero di documenti ed estendendo l’orario di apertura anche al pomeriggio nei giorni lavorativi.

Cordiali saluti