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PA ed enti privati in controllo pubblico: incompatibilità e inconferibilità di incarichi

22 aprile 2014 -

Nel Consiglio dei Ministri n. 73 del 21 marzo 2013 veniva approvato, su proposta del Ministro della Pubblica Amministrazione e semplificazione, il Decreto Legislativo n. 39/2013 in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni, in attuazione dell'articolo 1, commi 49 e 50, della Legge n. 190/2012 (“Legge anticorruzione”).

Invero, alle misure prevalentemente penali già esistenti, deputate alla repressione e al contrasto dei fenomeni corruttivi e di cattiva amministrazione, vengono aggiunte norme che per la prima volta nel nostro ordinamento considerano specificamente gli incarichi dirigenziali e gli incarichi amministrativi di vertice, allo scopo di creare le condizioni per assicurarne lo svolgimento in modo imparziale.[1]

Passando a una breve analisi dei tratti salienti del Decreto Legislativo in parola, è da rilevare innanzitutto come esso abbia previsto le fattispecie di:

- “inconferibilità”, ossia di preclusione, permanente o temporanea, a conferire gli incarichi a coloro che abbiano riportato condanne penali per i reati previsti dal Capo I del Titolo II del Libro secondo del Codice Penale, nonché a coloro che abbiano svolto incarichi o ricoperto cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati da Pubbliche Amministrazioni o svolto attività professionali a favore di questi ultimi, a coloro che siano stati componenti di organi di indirizzo politico (articolo 1, comma 2, lettera g);

- “incompatibilità”, da cui deriva l'obbligo per il soggetto cui viene conferito l'incarico di scegliere, a pena di decadenza, entro il termine perentorio di quindici giorni, tra la permanenza nell'incarico e l'assunzione e lo svolgimento di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione che conferisce l'incarico, lo svolgimento di attività professionali ovvero l'assunzione della carica di componente di organi di indirizzo politico (articolo 1, comma 2, lettera h).

È altresì da sottolineare, poi, come le disposizioni del Decreto de quo trovino i propri destinatari nelle Pubbliche Amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 65, — incluse le autorità indipendenti — nonché negli enti di diritto privato in controllo pubblico.

Riassumendo, il Decreto in oggetto prevede le fattispecie relative alla:

-inconferibilità di incarichi in caso di condanna per reati contro la

pubblica amministrazione (Capo II);

-inconferibilità di incarichi a soggetti provenienti da enti di

diritto privato regolati o finanziati dalle pubbliche amministrazioni (Capo III);

-inconferibilita' di incarichi a componenti di organi di indirizzo

politico (Capo IV).

Gli incarichi dirigenziali costituiscono l’oggetto di entrambi i gruppi di disposizioni: l’uno volto a interdire (“a monte”) l’accesso a tali incarichi, l’altro finalizzato a impedire (“a valle”) che coloro che ne siano titolari possano transitare ad altri incarichi mantenendone la titolarità.[2]

Mentre, per quanto riguarda l'istituto della incompatibilità, il Legislatore prende in considerazione, in questa sede, quella:

-tra incarichi nelle Pubbliche Amministrazioni e

negli enti privati in controllo pubblico e cariche in enti di diritto

privato regolati o finanziati dalle pubbliche amministrazioni nonché



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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