Covid – Hai perso mesi del tuo abbonamento in piscina o palestra? Il gestore te li deve rimborsare. Ecco come e la denuncia all’AGCM

Piscina
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Tra i danni arrecati dalla pandemia da Coronavirus c’è anche il mancato utilizzo di mesi di abbonamento a piscine e palestre, che sono state chiuse a seguito del provvedimento governativo fino al 24 maggio scorso. Dal 25 maggio, infatti, dopo quasi due mesi e mezzo di lockdown, i centri sportivi hanno potuto riprendere la loro regolare attività, sempre secondo principi di igiene, sicurezza e distanziamento.

Ma che fare con i mesi non goduti e già pagati con regolare abbonamento sottoscritto con i gestori della palestra o della palestra?

Il decreto Rilancio, in questo senso, è chiaro. All’articolo 216, comma 4 si prevede quanto segue:

A seguito della sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei citati decreti legge 23 febbraio 2020, n. 6, e 25 marzo 2020, n. 19, e a decorrere dalla data di entrata in vigore degli stessi, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”.

Pertanto, la soluzione è quella di richiedere la restituzione di quanto già pagato, per il periodo relativo alla chiusura e, pertanto, del mancato godimento del servizio (attenzione però, la richiesta va presentata allegando l’abbonamento o la documentazione del pagamento effettuato).

Entro trenta giorni dalla presentazione della domanda il gestore dell’impianto sportivo può, in alternativa al pagamento del rimborso, proporre di rilasciare un buono (voucher) dello stesso valore del rimborso, che può essere utilizzato senza alcuna condizione dal consumatore, da utilizzarsi entro un anno nella stessa struttura presso la quale si è sottoscritto l’abbonamento.

Attenzione alle parole “incondizionatamente utilizzabili”, perché presuppongono il fatto che non sia previsto alcun obbligo ulteriore dell’utilizzatore.

Infatti, è stato presentato un ricorso all’AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato) depositato dall’UNC (Unione Nazionale Consumatori) che denuncia come molti impianti, in maniera considerata illegittima, richiedano la sottoscrizione di un nuovo abbonamento per poter godere del suddetto rimborso. In caso di rifiuto  del consumatore, il ricorso denuncia che in alcuni casi la piscina o la palestra si sarebbe rifiutata di rimborsare o di emettere un voucher come previsto dal Decreto.

Vedremo l’esito di questo ricorso. Per ora, il diritto al rimborso sembra essere sacrosanto, non potendosi ritenere lo stesso condizionato alla sottoscrizione di un nuovo abbonamento, attività che risulta in evidente contrasto con quanto espressamente previsto dalla normativa in vigore.