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Parole, soltanto parole: le esternazioni sull’assassinio di Meredith Kercher

06 settembre 2016 -
Parole, soltanto parole: le esternazioni sull’assassinio di Meredith Kercher

Perché questo scritto e questa vicenda

Cos’è la giurisdizione? Quali i suoi luoghi, le sue regole, i suoi fini?

Che ruolo hanno le parti e il giudice, quali interessi servono, quali i loro limiti?

Quanto conta l’opinione pubblica, come deve essere informata, chi deve informarla?

Che peso ha chi sta fuori del processo?

Può essere che una decisione sia presa anche in base a quanto accade fuori delle aule di giustizia?

Tante domande, forse incomplete, probabilmente senza risposta.

Ma se anche così fosse, non sarebbe un fallimento. Le domande sono segno di curiosità e interesse, consentono il confronto: non è sbagliato dire che si giustificano da se stesse.

Non serve quindi alcuna speciale legittimazione o competenza per chiedersi come funzioni oggi la giustizia, se vi sia una tendenza alla sua spettacolarizzazione, se coloro che l’amministrano indulgano talvolta a voglie di protagonismo, se i suoi riti e il suo contenuto siano divenuti campo di interesse voyeuristico, se le attività e le decisioni che vi si prendono risentano talvolta di influenze e interessi diversi da quelli canonici.

Giustificato così questo scritto, si può subito presentarne l’oggetto, vale a dire la travagliata storia delle indagini e del processo per l’uccisione di Meredith Kercher.

La realtà offre numerose occasioni più che adeguate per l’analisi che si vuole compiere.

Eppure questa vicenda ha una forza attrattiva speciale che porta a preferirla tra le altre.

Il fatto in sé, anzitutto: il contesto universitario, l’interazione di individui di diverse nazionalità, etnie e culture, lo sfondo scabroso, l’efferatezza del gesto criminale, l’uso massivo di tecniche investigative di tipo scientifico e quindi l’intervento di vari esperti specializzati.

E poi l’intensa personalizzazione impressa alle indagini e al giudizio da parti processuali fortemente assertive e convinte della propria verità.

Il seguito mediatico: grande interesse di stampa e televisione, sia in Italia che all’estero, alimentato da interventi e dichiarazioni delle parti, esaltato da dibattiti e ricostruzioni di ogni genere, accompagnato dalla pubblicazione di pamphlet, instant book e quant’altro.

Gli interessi esterni: non solo l’opinione pubblica ma anche autorità pubbliche e vari Stati stranieri pronti a proteggere i loro cittadini coinvolti nel processo e a sollecitare esiti giudiziari conformi alle loro aspettative.

Un evento simbolico, spettacolare, a forte partecipazione pubblica, la cui parte strettamente giudiziaria è stata in più di un caso sopravanzata o addirittura sopraffatta dal circuito mediatico che se ne è servito in modo cannibalesco per alimentare se stesso.

Ognuno dei profili elencati meriterebbe un’autonoma considerazione perché tutti sono capaci di incidere profondamente sull’amministrazione della giustizia e sul modo in cui questa viene percepita.

Qui però ci si accontenta di far parlare le parole, quelle pronunciate dai protagonisti del processo.

Si aggiungerà poi qualche fatto di cronaca collaterale, così che i lettori abbiano gli strumenti per decidere se quelle parole fossero davvero ciò che apparivano oppure strumenti al servizio di ego ipertrofici.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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